_Della gravezza facea il tiranno a’ Bolognesi._
Quando la compagnia fu valicata in Romagna, i duemila cavalieri che
messer Bernabò tenea sul Modenese, e appresso a Sassuolo in su quello
di Bologna, senza fare alcuna novità di guerra pur facea stare i
collegati in sospetto, e anche il legato, e però i Lombardi della
lega accolsono gente, e ’l tiranno bolognese fece a’ suoi Bolognesi,
per avere danari, sconvenevoli gravezze sopra l’usate. Perocchè ogni
mese volea da catuno de’ suoi sudditi soldi cinque di bolognini per
bocca di sale, e soldi quattro per macinatura la corba del grano,
oltre all’usata mulenda, e per ogni tornatura di terra soldi venti
di bolognini l’anno sopra l’altre gabelle delle porti, e del vino, e
dell’altre cose ch’entravano con some e con carra, che tutte erano
gabellate, e per questo modo traeva loro delle coste e de’ fianchi
libbre seicentomila di bolognini l’anno. E oltre a ciò, avendo tolto
loro l’arme, in questo tempo mandò bando, che chiunque l’amava andasse
nell’oste. Il popolo sottoposto al duro giogo, per ubbidire il tiranno,
si mosse con bastoni e con lanciotti in mano, ch’altr’arme non avea,
e andò dove fu il comandamento del tiranno, e nel campo stette due dì
senza mercato di vittuaglia a grande stretta di loro vita, e non osò
fiatare. La gente della lega era uscita fuori, e ingrossatasi, per
contastare la cavalleria di messer Bernabò, che si stava a Sassuolo,
avvenne, a dì 21 di luglio del detto anno, che trovandosi insieme parte
dell’una gente e dell’altra per scontrazzo, si combatterono tra loro,
e furono rotti quelli di messer Bernabò; gli altri suoi cavalieri,
sentendo quella rotta, si partirono, e tornarsi sani e salvi a Milano.
Dappoichè furono partiti si scoperse un trattato, che dovea essere data
loro la porta del castello di Bologna, e furono presi i traditori, e
giustiziati.