CAP. LXXXI.

_Della gravezza facea il tiranno a’ Bolognesi._

Quando la compagnia fu valicata in Romagna, i duemila cavalieri che

messer Bernabò tenea sul Modenese, e appresso a Sassuolo in su quello

di Bologna, senza fare alcuna novità di guerra pur facea stare i

collegati in sospetto, e anche il legato, e però i Lombardi della

lega accolsono gente, e ’l tiranno bolognese fece a’ suoi Bolognesi,

per avere danari, sconvenevoli gravezze sopra l’usate. Perocchè ogni

mese volea da catuno de’ suoi sudditi soldi cinque di bolognini per

bocca di sale, e soldi quattro per macinatura la corba del grano,

oltre all’usata mulenda, e per ogni tornatura di terra soldi venti

di bolognini l’anno sopra l’altre gabelle delle porti, e del vino, e

dell’altre cose ch’entravano con some e con carra, che tutte erano

gabellate, e per questo modo traeva loro delle coste e de’ fianchi

libbre seicentomila di bolognini l’anno. E oltre a ciò, avendo tolto

loro l’arme, in questo tempo mandò bando, che chiunque l’amava andasse

nell’oste. Il popolo sottoposto al duro giogo, per ubbidire il tiranno,

si mosse con bastoni e con lanciotti in mano, ch’altr’arme non avea,

e andò dove fu il comandamento del tiranno, e nel campo stette due dì

senza mercato di vittuaglia a grande stretta di loro vita, e non osò

fiatare. La gente della lega era uscita fuori, e ingrossatasi, per

contastare la cavalleria di messer Bernabò, che si stava a Sassuolo,

avvenne, a dì 21 di luglio del detto anno, che trovandosi insieme parte

dell’una gente e dell’altra per scontrazzo, si combatterono tra loro,

e furono rotti quelli di messer Bernabò; gli altri suoi cavalieri,

sentendo quella rotta, si partirono, e tornarsi sani e salvi a Milano.

Dappoichè furono partiti si scoperse un trattato, che dovea essere data

loro la porta del castello di Bologna, e furono presi i traditori, e

giustiziati.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 259 / 289 题