_Come la compagnia venne sul Bolognese._
La compagnia del conte di Lando mossa di Lombardia co’ danari di
messer Bernabò Visconti e con quelli del capitano di Forlì, per venire
al soccorso di Cesena, a dì 18 di giugno del detto anno venne in sul
Bolognese con licenza del signore di Bologna, senza far danno al paese
di ruberie o di prede, ma prendeano derrata per danaio, e accampati al
Borgo a Panicale, intendeano più a’ loro propri fatti che ad andare a
soccorrere la rocca di Cesena, perocchè vi sentivano il legato forte
da non potere vincere la punga; e stando quivi, accrescevano la loro
brigata, che secondo l’usanza d’ogni parte vi veniano uomini d’arme a
mettersi in quella per vaghezza della preda, e non di trovare nemici
in campo, che quasi tutti i soldati d’Italia v’aveano parte; e stando
coperti di loro movimenti, feceano paura a tutti i popoli di Toscana e
dell’altre provincie circustanti, e attraevano a loro ambasciadori da
quelli per prendere accordo; e così sospesi usavano la loro mercatanzia
molto sagacemente. E bench’e’ tiranni e’ popoli d’Italia avessono
la compagnia in odio, tant’era la divisione delle parti e la gelosia
de’ popoli contro a’ tiranni, che catuno volea piuttosto ubbidire al
servigio della compagnia co’ suoi danari che contastare con quella, e
però ora era condotta per l’uno ora per l’altro, rimanendo continovo
l’ordine della compagnia. E in questi dì era già durata più di quindici
anni questa tempesta in Italia.