CAP. LXXIV.

_Come l’oste del re Luigi si levò da Catania in isconfitta._

L’oste del re Luigi più baldanzosa che provveduta, sentendo prese le

due galee e’ legni, e l’altre fuggite, per le quali veniva loro il

fornimento della vittuaglia, ed essendo di lungi da Messina quaranta

miglia per terra, e i passi stretti in forza de’ nemici, sbigottirono

forte, e conobbono che se’ soprastessono quivi tanto che i nemici

mandassono gente a’ passi elli erano senza rimedio tutti perduti; e

vivanda non aveano da mantenere il campo, tanto che il re li potesse

soccorrere, e però diliberarono d’abbandonare il campo e gli arnesi,

e di campare le persone; e a dì 30 del detto mese si misono a cammino

senza ardere il campo, a fine di non essere da’ cavalieri incalciati.

I centocinquanta cavalieri catalani di presente uscirono fuori, e

avvrebbono avuto de’ nemici ogni derrata, ma la cupidigia della preda

del campo li ritenne alquanto. I nemici che fuggivano avanzavano

loro cammino per quella via ond’erano venuti, nondimeno i Catalani

li danneggiarono alquanto alla codazza. Ma quello che peggio fece

loro furono i villani ridotti a’ passi colle pietre, ch’altr’arme non

aveano. In questa caccia fu morto il figliuolo del conte di Sinopoli,

che per l’antichità del padre si dicea conte, e preso il conte

camarlingo, e morti da quaranta a cavallo e assai di quelli da piè.

Il gran siniscalco campò per lunga fuga sopra di un buono destriere,

perduto grande tesoro di suoi gioielli e arnesi, e così tutti gli

altri baroni e cavalieri, che molto v’erano pomposi. E nota, come

un’oste reale di più di millecinquecento cavalieri e gran popolo,

con quattro galee in mare e due legni armati, per troppa baldanza, e

mala provvedenza intorno alle cose che si richieggono a un’oste, dal

provveduto scalterimento di due corsali con due galee furono sconfitti

e rotti, abbandonando il campo a’ nemici vituperevolmente.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 252 / 289 题