_Come l’oste del re Luigi si levò da Catania in isconfitta._
L’oste del re Luigi più baldanzosa che provveduta, sentendo prese le
due galee e’ legni, e l’altre fuggite, per le quali veniva loro il
fornimento della vittuaglia, ed essendo di lungi da Messina quaranta
miglia per terra, e i passi stretti in forza de’ nemici, sbigottirono
forte, e conobbono che se’ soprastessono quivi tanto che i nemici
mandassono gente a’ passi elli erano senza rimedio tutti perduti; e
vivanda non aveano da mantenere il campo, tanto che il re li potesse
soccorrere, e però diliberarono d’abbandonare il campo e gli arnesi,
e di campare le persone; e a dì 30 del detto mese si misono a cammino
senza ardere il campo, a fine di non essere da’ cavalieri incalciati.
I centocinquanta cavalieri catalani di presente uscirono fuori, e
avvrebbono avuto de’ nemici ogni derrata, ma la cupidigia della preda
del campo li ritenne alquanto. I nemici che fuggivano avanzavano
loro cammino per quella via ond’erano venuti, nondimeno i Catalani
li danneggiarono alquanto alla codazza. Ma quello che peggio fece
loro furono i villani ridotti a’ passi colle pietre, ch’altr’arme non
aveano. In questa caccia fu morto il figliuolo del conte di Sinopoli,
che per l’antichità del padre si dicea conte, e preso il conte
camarlingo, e morti da quaranta a cavallo e assai di quelli da piè.
Il gran siniscalco campò per lunga fuga sopra di un buono destriere,
perduto grande tesoro di suoi gioielli e arnesi, e così tutti gli
altri baroni e cavalieri, che molto v’erano pomposi. E nota, come
un’oste reale di più di millecinquecento cavalieri e gran popolo,
con quattro galee in mare e due legni armati, per troppa baldanza, e
mala provvedenza intorno alle cose che si richieggono a un’oste, dal
provveduto scalterimento di due corsali con due galee furono sconfitti
e rotti, abbandonando il campo a’ nemici vituperevolmente.