_Come il re Luigi assediò Catania in Cicilia._
Essendo il re Luigi a Messina, per attrarre a sè gli animi de’
paesani, diede loro intendimento di dimorare nell’isola sei anni, e
di tenervi la corte di tutto il Regno; e per dimostrare, coll’opera
quello che promettea colla bocca, richiese i baroni del Regno per
volere assediare il figliuolo di don Petro, ch’era in Catania, per
riducere tutta l’isola in sua signoria, e prenderne la corona. I
baroni furono ubbidienti per modo, che del mese di maggio detto col
debito servigio de’ suoi baroni si trovò nell’isola millecinquecento
cavalieri, e commise la bisogna a messer Niccola Acciaiuoli di Firenze
suo grande siniscalco; il quale co’ cavalieri e col popolo cavalcò
a Catania e misesi ad assedio, strignendola fortemente per modo, che
senza gran forze non potevano gli assediati per terra avere entrata o
uscita d’alcuna gente, e per mare fece stare nel porto quattro galee
armate e due legni le quali assediavano la città per mare, e nondimeno
recavano ogni dì rinfrescamento all’oste, perocchè, per, terra non
v’era modo d’andarvi la vittuaglia per lo cammino ch’era lungo, e’
passi malagevoli e stretti. Nella terra avea centocinquanta cavalieri
catalani di buona gente d’arme, i quali bene apparecchiati si stavano
nella città senza fare alcuna vista o sentore a’ loro nemici di
fuori. La gente del re Luigi non trovando contasto, baldanzosamente
cavalcavano il paese, e mantenevano loro assedio.