CAP. LXXII.

_Come il re Luigi assediò Catania in Cicilia._

Essendo il re Luigi a Messina, per attrarre a sè gli animi de’

paesani, diede loro intendimento di dimorare nell’isola sei anni, e

di tenervi la corte di tutto il Regno; e per dimostrare, coll’opera

quello che promettea colla bocca, richiese i baroni del Regno per

volere assediare il figliuolo di don Petro, ch’era in Catania, per

riducere tutta l’isola in sua signoria, e prenderne la corona. I

baroni furono ubbidienti per modo, che del mese di maggio detto col

debito servigio de’ suoi baroni si trovò nell’isola millecinquecento

cavalieri, e commise la bisogna a messer Niccola Acciaiuoli di Firenze

suo grande siniscalco; il quale co’ cavalieri e col popolo cavalcò

a Catania e misesi ad assedio, strignendola fortemente per modo, che

senza gran forze non potevano gli assediati per terra avere entrata o

uscita d’alcuna gente, e per mare fece stare nel porto quattro galee

armate e due legni le quali assediavano la città per mare, e nondimeno

recavano ogni dì rinfrescamento all’oste, perocchè, per, terra non

v’era modo d’andarvi la vittuaglia per lo cammino ch’era lungo, e’

passi malagevoli e stretti. Nella terra avea centocinquanta cavalieri

catalani di buona gente d’arme, i quali bene apparecchiati si stavano

nella città senza fare alcuna vista o sentore a’ loro nemici di

fuori. La gente del re Luigi non trovando contasto, baldanzosamente

cavalcavano il paese, e mantenevano loro assedio.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 250 / 289 题