CAP. LXXI.

_Novità di Grecia, e presura di loro signori._

In questo medesimo tempo, Orcam grande signore de’ Turchi, avea

lasciato in Gallipoli un suo figliuolo primogenito per guardare le

terre dell’imperio di Costantinopoli, ch’egli avea acquistate quando

furono i grandi tremuoti nel paese. Il giovane prendendo vaghezza di

vedere pescare, follemente si mise in una barca, e valicando legni

armati di Greci, presono la barca; e conosciuto il figliuolo d’Orcam,

il condussono a Foglia vecchia, una terra che l’imperadore avea data a

un suo barone, e ’l figliuolo l’avea tolta al padre; capitando questi

Greci a lui, e sapendo cui eglino aveano preso, il ritenne a se, e a’

marinai diede cinquemila perperi. L’imperadore volle il prigione, e

non lo potè avere. E però prese accordo col Cerabì, uno de’ signori

de’ Turchi, che ’l verno appresso venisse per terra con sua forza ad

assediare la città di Foglia, ed egli vi verrebbe per mare, con patto,

che racquistata la terra l’imperadore farebbe rendere a Orcam il suo

figliuolo che ivi era preso. Il Cerabì vi venne con grande oste, e

l’imperadore con sei galee e con assai legni armati. E stati lungamente

all’assedio, e non potendo vincere la terra, l’imperadore per consiglio

di messer Francesco di.... di Genova suo cognato, a cui egli avea dato

in dota l’isola di Metelino, stando l’imperadore in un’isoletta che

fa porto a Foglia, invitò il Cerabì ed egli fidandosi dell’imperadore

andò a lui; e trovandosi tradito, innanzi che altra novità gli fosse

fatta, disse all’imperadore: Io so ch’io sono prigione, ma tu non fai

quello che fare ti credi se tu non seguiti il mio consiglio. Se questo

s’intende tra’ miei Turchi, uno mio fratello prenderà la signoria, e

sarà contento ch’io sia prigione, e troppo più ch’io fossi morto; ed

io so che tu hai bisogno di moneta, e per questo modo non avresti mai

una dobla. Ma fa’ com’io ti dirò, e arai la tua intenzione. Fa’ palese

ch’io abbi tolta la tua sirocchia per moglie, e facciamo di ciò festa;

e io manderò per lo mio fratello e per otto miei grandi baroni, i quali

si sforzeranno di venire alla festa per farmi onore, e come ci saranno,

terrai loro tanto ch’io ti mandi i danari di che saremo in accordo. E

fatta la convegna della moneta, l’imperadore conoscendo ch’e’ diceva

il vero, fece come il Cerabì il consigliò, ed ebbe di presente gli

stadichi venuti sotto il titolo della festa del parentado, e lasciato

il Cerabì, come fu nelle terre della sua signoria di presente mandò la

moneta promessa, e liberò il fratello e’ suoi baroni dall’imperadore,

e per savio provvedimento liberò se dal fortunevole caso di perdere la

sua signoria, e per lo poco senno della sua confidanza, aggravando però

nondimeno la vergogna dell’infedele imperadore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 249 / 289 题