_Novità fatte in Ravenna._
Essendo venuta in Ravenna la novella, come la gente del legato aveano
per forza vinta la murata di Cesena, il signore di Ravenna, ch’allora
era all’ubbidienza del legato, comandò che i cittadini ne facessono
festa di fuoco e di luminaria. E però domenica, a dì 28 di maggio,
i cittadini si radunarono insieme per le contrade e per le piazze,
e festeggiavano: e nelle loro radunanze cominciarono a mormorare
contro a messer Bernardino da Polenta loro signore per le gravezze che
faceva, perocchè in breve tempo avea fatto pagare dell’estimo loro
in tre paghe libbre sette soldi dieci per libbra, onde generalmente
i cittadini erano mal contenti. E cominciato il bollore negli animi,
riscaldato col fuoco della festa, e facendosi alcuno caporale,
cominciò a gridare: Viva il popolo, e muoia l’estimo, e le gabelle. E
crescendo la boce, e multiplicando la gente al romore, il popolo corse
all’arme, e cominciossi a riducere in sulla piazza, e multiplicare le
grida. Il signore sentendo le grida mandò là due suoi famigli, l’uno
appresso l’altro, i quali giunti alla piazza furono morti dal popolo.
Il tiranno sentendo procedere la cosa da mala parte s’armò con sua
famiglia, e montato a cavallo corse alla piazza. Il popolo si rivolse
coll’arme contro a lui per modo, che per campare la persona si ritornò
nel castello; e accolto maggiore aiuto, da capo tornò alla piazza per
modo di volere acquetare il popolo: ma crescendo più il furore, fu
costretto per altra via ritornare a una postierla del castello; ma i
vili servi di quello popolazzo, avendo la libertà nelle proprie mani,
non la seppono per propria pigrizia seguitare, che al tutto erano
signori. E però, come si venne facendo notte, senza ordine e senza
capo cominciarono ad abbandonare la piazza, e tornarsi a casa, come
si tornassono da uno giuoco, e pochi furono quelli che vi rimasono,
e male provveduti. Per la qual cosa nella mezza notte uno fratello
bastardo del signore con venticinque masnadieri sì fedì di subito in
quel popolo stordito, e il signore con pochi a cavallo stava alla porta
del castello per riscuotere i suoi; ma i vili popolari, essendo ancora
in grande numero, senza fare resistenza si lasciarono percuotere, e
uccidere, e cacciare da que’ pochi assalitori, e abbandonata la piazza,
si tornarono a casa. La mattina vegnente il signore mandò per certi
cittadini, i quali come usciti d’ebrietà, e assicurati v’andarono; e
avendo i primi, mandò per anche, e raunonne in sua forza, centoventi e
più, i quali messi in prigione corse la terra; e appresso per diversi
modi gran parte ne fece morire, e degli altri fece danari. E da indi
innanzi fu più fortemente dal suo popolo ubbidito, temuto, e ridottato.