_De’ fatti di madonna Cia donna del capitano di Forlì._
Racchiusa madonna Cia nella rocca con Sinibaldo suo giovane figliuolo,
e con due suoi nipoti piccoli fanciulli, e con una fanciulla grande da
marito, e con due figliuole di Gentile da Mogliano e cinque damigelle,
ed essendo cinta stretta d’assedio, e combattuta da otto dificii che
continovo gittavano dentro maravigliose pietre, non avendo sentimento
d’alcuno soccorso, e sapendo che le mura della rocca e delle torri
di quella per li nemici si cavavano, maravigliosamente si teneva,
atando e confortando i suoi alla difesa. E stando in questa durezza,
Vanni da Susinana degli Ubaldini suo padre, conoscendo il pericolo a
che la donna si conducea, andò al legato, e impetrò grazia d’andare a
parlare colla figliuola, per farla arrendere al legato con salvezza
di lei e della sua gente. E venuto a lei, essendo padre, e uomo di
grande autorità, e maestro di guerra, le disse: Cara figliuola, tu dei
credere ch’io non sono venuto qui per ingannarti, nè per tradirti del
tuo onore. Io conosco e veggo, che tu e la tua compagnia siete agli
stremi d’irremediabile pericolo, e non ci conosco alcuno rimedio, altro
che di trarre vantaggio di te e della tua compagnia, e di rendere la
rocca al legato. E sopra ciò l’assegnò molte ragioni perch’ella il
dovea fare, mostrando, ch’al più valente capitano del mondo non sarebbe
vergogna trovandosi in così fatto caso. La donna rispose al padre,
dicendo: Padre mio, quando voi mi deste al mio signore, mi comandaste,
che sopra tutte le cose io gli fossi ubbidiente, e così ho fatto
infino a qui, e intendo di fare infino alla morte. Egli m’accomandò,
questa terra, e disse, che per niuna cagione io l’abbandonassi, o ne
facessi alcuna cosa senza la sua presenza, o d’alcuno segreto seguo
che m’ha dato. La morte, e ogni altra cosa curo poco, ov’io ubbidisca
a’ suoi comandamenti. L’autorità del padre, le minacce degl’imminenti
pericoli, nè altri manifesti esempli di cotanto uomo poterono smuovere
la fermezza della donna: e preso comiato dal padre, intese con
sollicitudine a provvedere la difesa e la guardia di quella rocca che
rimasa l’era a guardare, non senza ammirazione del padre, e di chi udì
la fortezza virile dell’animo di quella donna. Io penso, che se questo
fosse avvenuto al tempo de’ Romani, i grandi autori non l’avrebbono
lasciata senza onore di chiara fama, tra l’altre che raccontano degne
di singulari lode per la loro costanza.