_L’aiuto mandò messer Bernabò al capitano di Forlì._
Il capitano di Forlì, sentendo le masnade del legato in Cesena, e
posta la bastita alla rocca, e racchiusa la moglie e i figliuoli
nella murata, mandò per soccorso a messer Bernabò signore di Milano
in cui riposava tutta sua speranza, il quale incontanente intese ad
apparecchiarli il soccorso. Ma perchè scoprire non si volea allora
nemico di santa Chiesa, trattò col conte di Lando caporale della
compagnia, e segretamente si convenne con lui per li suoi danari;
e fece servigio a se del levargli a’ nemici, e mandogli in Romagna
contro al legato, perchè atassono il capitano di Forlì suo amico. E
innanzi che la compagnia si partisse, per dare speranza agli amici,
e raffrenare le imprese del legato, mandò in sul Modenese duemila
barbute della sua propria cavalleria, e ivi si stavano senza fare
guerra, tenendo in sospetto i Lombardi e ’l legato. In questo tempo il
legato si studiava di strignere e forte quelli della murata di Cesena,
dando loro il dì e la notte gravi assalti, e rittivi più trabocchi,
gli fracassava d’ogni parte; e oltre a ciò, tentava con trattati e con
spendio d’avere la murata innanzi che la compagnia venisse. Di questo
nacque, che madonna Già avendo alcuno sentore, che senza sua saputa
l’antico amico del capitano, il quale era in sua compagnia, Sgariglino,
trattava alcuno accordo col legato per salvezza di tutti gli assediati,
di presente il fece prendere e tagliargli la testa, del mese di maggio
anno detto. Ella sola rimase guidatore della guerra e capitana de’
soldati, e il dì e la notte coll’arme indosso difendea la murata dagli
assalti della gente del legato sì virtuosamente, e con così ardito e
fiero animo, che gli amici e’ nemici fortemente la ridottavano, non
meno che se la persona del capitano fosse presente.