CAP. LXIII.

_Come i Pisani armarono galee per impedire il porto._

I Fiorentini sentendo i maliziosi agnati de’ Pisani, infinsono, come

detto è il fatto d’Uzzano, e mandarono ambasciadori a Genova per

avvisare il consiglio e il popolo di quella città l’inganno col quale i

Pisani gli aveano indotti a fare lega contro al comune di Firenze. Il

doge per la singolare amistà ch’avea co’ Pisani non lasciò avere loro

il consiglio, sicchè non poterono fare quello perchè andati v’erano,

e tornaronsi addietro non senza mormorio de’ cittadini che ’l seppono

contro al doge. I Fiorentini conoscendo quanto danno tornava a’ Pisani

il perdimento del porto e della mercatanzia più l’un dì che l’altro,

aggravarono l’ordine del divieto, e aggiungono, che chi consigliasse,

o procurasse o trattasse, o in segreto o in palese, che a Pisa si

tornasse, fosse condannato nell’avere e nella persona; e mandarono in

Proenza a fare armare galee per conducere la mercatanzia, e’ mercatanti

si procacciarono cammino di Fiandra a. Vinegia ed a Avignone per terra,

non curandosi, di maggior costo, e ogni cosa comportavano lietamente,

acciocchè ’l comune mantenesse l’impresa. I Pisani si sforzarono tanto

ch’ebbono sei galee armate, e più volte cercarono di prendere e ardere

Talamone; la cosa si rimase in questi termini lungamente, tanto, ch’e’

Fiorentini, procurarono di ributtarli in mare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 241 / 289 题