_Come la gente della Chiesa entrò in Cesena._
Dappoichè il cardinale legato ebbe preso partito di rimanere a fornire
la guerra di Romagna, come detto è, ordinò la sua gente d’arme a
cavallo e a piè, e tutti i sudditi richiese d’aiuto; e fece pubblicare
la sentenza contro al capitano di Forlì e contro a chi gli desse
aiuto o favore, e a dì 24 d’aprile anno detto fece scorrere la sua
gente intorno a Forlì, e presono Castelvecchio, e predarono il paese
facendo assai danno, e il capitano a questa volta si stette dentro
alle mura. Avea, come detto è, Francesco Ordelaffi, detto capitano,
mandato alla guardia di Cesena la valente sua donna madonna Cia,
figliuola di Vanni da Susinana degli Ubaldini, con dugento cavalieri
e con assai masnadieri, e comandato a tutti che l’ubbidissono come
la sua persona; e per suo consiglio l’avea dato Sgariglino di....
suo intimo amico. Questa mantenea la guardia della città con grande
sollecitudine: ma i cittadini sentendo la molta gente d’arme ch’avea
il legato, e che contro a loro s’apparecchiavano le percosse, e non si
vedeano potenti alla difesa, quasi in subito movimento ordinarono di
ricevere nella terra di sotto la gente del legato; il quale subitamente
vi mandò millecinquecento cavalieri, e senza contasto furono messi pe’
terrazzani nelle prime cinte delle mura. La donna colla sua forza per
l’improvviso caso non potè riparare a’ nemici, ma ridussesi in quella
parte più alta della terra che si chiama la murata e nella rocca,
all’uscita d’aprile predetto, con tutte le sue masnade da piè e da
cavallo. E presi tre cittadini ch’erano stati al trattato, in sulla
murata li fece decapitare e gittarli di sotto a’ nemici; e con animo
ardito e franco più che virile prese la difesa del minore cerchio e
della rocca con sollecita guardia di dì e di notte, mostrando di poco
temere cosa ch’avvenuta le fosse.