_Come si liberò il Borgo a Sansepolcro da tirannia._
Francesco di Nieri da Faggiuola essendo come tiranno signore del
Borgo a Sansepolcro, e per tenere quello avea perdute certe delle
sue proprie castella, e vedendosi debole in quello reggimento, trattò
co’ terrazzani d’avere da loro seimila fiorini d’oro, e lasciarli in
libertà; e avendone già avuti tremila, e data la fortezza a guardia
de’ terrazzani, certi Boccognani, ch’erano in bando di Perugia e
riparavansi con lui, il ripresono di viltà, e dissono che nol dovea
fare, ma se avarazia di danari il movea, elli gli farebbono dare
quindicimila fiorini in tre dì al comune di Perugia dando loro
la terra. Costui stretto dalla cupidigia della moneta diè il suo
consentimento a que’ Perugini. Ed egli avea ancora il titolo della
signoria, e le masnade de’ forestieri a piè da poter mettere i
Perugini nella terra, s’e’ borghigiani non se ne fossono accorti, ma
sentirono il fatto; e senza attendere il dì, la notte furono tutti
sotto l’arme, e per forza trassono Francesco e tutti i soldati del
Borgo, e accompagnandoli, gli ebbono condotti in sul terreno di Città
di Castello. Ivi il lasciarono co’ suoi soldati, i quali il ritennono
tanto, ch’e’ tremila fiorini ch’avea avuto da’ borghigiani vennono
nelle loro mani; e avuti i danari, e de’ suoi arnesi, il lasciarono
andare povero e mendico, com’egli avea meritato. I borghigiani usciti
delle mani del tiranno ghibellino si riformarono a popolo e a parte
guelfa, tenendo di fuori tutti i Boccognani ghibellini ch’aveano
tradita la loro terra, come addietro contammo, e’ loro seguaci.