CAP. LV.

_Come si liberò il Borgo a Sansepolcro da tirannia._

Francesco di Nieri da Faggiuola essendo come tiranno signore del

Borgo a Sansepolcro, e per tenere quello avea perdute certe delle

sue proprie castella, e vedendosi debole in quello reggimento, trattò

co’ terrazzani d’avere da loro seimila fiorini d’oro, e lasciarli in

libertà; e avendone già avuti tremila, e data la fortezza a guardia

de’ terrazzani, certi Boccognani, ch’erano in bando di Perugia e

riparavansi con lui, il ripresono di viltà, e dissono che nol dovea

fare, ma se avarazia di danari il movea, elli gli farebbono dare

quindicimila fiorini in tre dì al comune di Perugia dando loro

la terra. Costui stretto dalla cupidigia della moneta diè il suo

consentimento a que’ Perugini. Ed egli avea ancora il titolo della

signoria, e le masnade de’ forestieri a piè da poter mettere i

Perugini nella terra, s’e’ borghigiani non se ne fossono accorti, ma

sentirono il fatto; e senza attendere il dì, la notte furono tutti

sotto l’arme, e per forza trassono Francesco e tutti i soldati del

Borgo, e accompagnandoli, gli ebbono condotti in sul terreno di Città

di Castello. Ivi il lasciarono co’ suoi soldati, i quali il ritennono

tanto, ch’e’ tremila fiorini ch’avea avuto da’ borghigiani vennono

nelle loro mani; e avuti i danari, e de’ suoi arnesi, il lasciarono

andare povero e mendico, com’egli avea meritato. I borghigiani usciti

delle mani del tiranno ghibellino si riformarono a popolo e a parte

guelfa, tenendo di fuori tutti i Boccognani ghibellini ch’aveano

tradita la loro terra, come addietro contammo, e’ loro seguaci.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 233 / 289 题