_Come il marchese di Monferrato ebbe il castello di Novara._
Il Marchese Francesco di Monferrato, come narrato abbiamo addietro,
avea assediato il castello di Novara, ma per via d’assedio o per forza
non si potea avere, ch’era inespugnabile e fornito per molti anni:
ma il valente marchese avea presi e facea guardare i passi del Tesino
per modo, che ’l soccorso più volte mandato pe’ signori di Milano più
volte ributtò addietro, e la rocca fece cavare; e avendo gli assediati
recati a partito, che le mura erano in puntelli nella maggiore parte,
e non attendeano altro che d’arrendersi o di mettervi entro il fuoco;
la gente de’ signori di Milano passò Tesino, per andare a soccorrere
quelli del castello. Il marchese colla sua gente francamente si fece
loro incontro, e nella prima affrontata gli mise in rotta, e fece
loro danno ma non grande. E tornato colla vittoria, fece vedere a
quelli del castello le cave e le mura tagliate, e il loro soccorso
sconfitto: e però, a dì 21 di gennaio s’arrenderono al marchese,
salve le persone, e diedongli il castello fornito d’armadura, e di
saettamento, e d’ogni bene da vivere maravigliosamente. Ed è da notare,
non senza ammirazione, come la famosa potenza de’ signori di Milano,
essendo vittoriosi, come avemo contato, in termine di due mesi e mezzo
non poterono soccorrere il castello di Novara; e tutto avvenne per
la franca e buona sollicitudine del buono marchese. Di questo mese,
a dì 22, in sull’ora della terza trapassò di verso settentrione in
meriggio un grande bordone di fuoco, e valicato per l’aria alla vista
de’ nostri occhi, essendo il tempo chiaro e cheto, s’udì a modo d’un
tuono tremolante avvisato dal movimento del grosso vapore. Videsi la
state singulare e grandissimo caldo, e lungamente secco e sereno, e
molte terzane nell’arie grosse e presso alle fiumare, con seguito di
morti oltre al consueto modo; altro non ne sapemmo notare se da lui
procedette.