CAP. XL.

_Come si ribellò Genova a que’ di Milano._

Seguitasi, che in questi dì i Genovesi, i quali di natura sono altieri,

vedendosi sì vilmente sottoposti a’ tiranni di Milano, e che vendicati

s’erano de’ Veneziani e de’ Catalani, per la cui fortuna s’erano

sottoposti al tirannesco giogo, avendo sentito che ’l marchese di

Monferrato avea rubellato a’ tiranni Asti in Piemonte, e che i signori

di Pavia s’erano accostati con lui, e ’l vicario dell’imperadore

era colla gente della lega e colla compagnia a oste in sul Milanese,

innanzi che sapessono della sconfitta del vicario, parendo loro avere

tempo da rubellarsi senza pericolo, a dì 15 di novembre anno detto, il

popolo si levò a romore, e prese l’arme, e corse la terra, gridando:

Viva libertà, e muoiano i tiranni; e corsi al palagio, dov’era il

vicario de’ signori, senza contasto furono messi dentro, e trassonne il

vicario e tutta sua famiglia, e tutte le masnade de’ soldati a cavallo

e a piè con lui misono fuori della città e del loro distretto, senza

fare loro villania o altro male. E incontanente mandarono a Pisa per

messer Simone Boccanegra, ch’era prima stato doge di Genova, il quale

essendo molto amico de’ Pisani, e avendo secondo l’opinione di molti

trattata questa rivoltura, coll’aiuto de’ cavalieri di Pisa e per loro

consiglio si mise per terra, e andò a Genova, e prese la signoria dal

popolo. E per questo modo fu libera la città di Genova dalla signoria

de’ Visconti di Milano, della qual cosa i signori di Milano rimasono

indegnati contro al comune di Pisa, aggiugnendo allo sdegno, ch’aveano

dato aiuto al vicario dell’imperadore quando andò contro a loro, e la

morte di messer Paffetta loro confidente amico; ma tutto comporta nel

tempo l’animo della parte.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 218 / 289 题