_Come si ribellò Genova a que’ di Milano._
Seguitasi, che in questi dì i Genovesi, i quali di natura sono altieri,
vedendosi sì vilmente sottoposti a’ tiranni di Milano, e che vendicati
s’erano de’ Veneziani e de’ Catalani, per la cui fortuna s’erano
sottoposti al tirannesco giogo, avendo sentito che ’l marchese di
Monferrato avea rubellato a’ tiranni Asti in Piemonte, e che i signori
di Pavia s’erano accostati con lui, e ’l vicario dell’imperadore
era colla gente della lega e colla compagnia a oste in sul Milanese,
innanzi che sapessono della sconfitta del vicario, parendo loro avere
tempo da rubellarsi senza pericolo, a dì 15 di novembre anno detto, il
popolo si levò a romore, e prese l’arme, e corse la terra, gridando:
Viva libertà, e muoiano i tiranni; e corsi al palagio, dov’era il
vicario de’ signori, senza contasto furono messi dentro, e trassonne il
vicario e tutta sua famiglia, e tutte le masnade de’ soldati a cavallo
e a piè con lui misono fuori della città e del loro distretto, senza
fare loro villania o altro male. E incontanente mandarono a Pisa per
messer Simone Boccanegra, ch’era prima stato doge di Genova, il quale
essendo molto amico de’ Pisani, e avendo secondo l’opinione di molti
trattata questa rivoltura, coll’aiuto de’ cavalieri di Pisa e per loro
consiglio si mise per terra, e andò a Genova, e prese la signoria dal
popolo. E per questo modo fu libera la città di Genova dalla signoria
de’ Visconti di Milano, della qual cosa i signori di Milano rimasono
indegnati contro al comune di Pisa, aggiugnendo allo sdegno, ch’aveano
dato aiuto al vicario dell’imperadore quando andò contro a loro, e la
morte di messer Paffetta loro confidente amico; ma tutto comporta nel
tempo l’animo della parte.