CAP. XXXIX.

_Messer Niccola prese Messina per lo re Luigi._

Tornando nostra materia a’ fatti di Messina, essendo il re Luigi a

Reggio, messer Niccola di Cesaro avea procurato d’avere in sua guardia

il castello di Sansalvadore in sulla marina, e aggiuntosi i cavalieri

di sua setta, ch’avea fatti ritornare da Firenze, si provvide che non

era sicuro a fare sua impresa col re Luigi, s’e’ non avesse il castello

di Mattagrifone sopra Messina, che era fortissimo, e dava l’entrata e

l’uscita della città per la montagna; questo procacciò per ingegno,

che per forza non avea luogo. Il castellano non prendea guardia de’

suoi cittadini, e’ cavalieri tornati da Firenze erano amici, e per

modo d’andarlo a vicitare con alquanti loro famigli, furono con festa

ricevuti da lui; e tenendolo in novelle, com’era ordinato, messer

Niccola sopravvenne con altri suoi compagni, e non gli fu contradetta

l’entrata per mala provvisione del castellano; e trovandosi dentro

forte, cortesemente ne trasse il castellano, ch’era male provveduto

alla difesa. Fornito questo messer Niccola vi mise il castellano e le

guardie a suo modo; e avendo fermo il trattato col re Luigi, il re del

mese di novembre vi mandò messer Niccola Acciaiuoli da Firenze ch’avea

menato questo trattato, con sette galee e un legno armato cariche di

grano, e con lui cinquanta cavalieri e trecento masnadieri di Toscana;

e giunti a Messina, furono ricevuti da messer Niccola di Cesaro e da’

suoi seguaci a grande onore; e ’l popolo ch’avea necessità grande di

vittuaglia, sentendo le galee cariche di grano, fu molto contento, e

incontanente per sicurtà del re fu consegnato al gran siniscalco la

guardia di Sansalvadore, ch’è la forza del porto, e Mattagrifone, ch’è

la guardia della città; e fatto questo, e lasciato in catuno masnadieri

e balestrieri alla guardia, fu condotto il gran siniscalco e l’altra

sua gente d’arme all’abitazione del re, ove trovò due figliuole del

re Petro, le quali ritenute cortesemente mandò poi al re e alla reina

ch’erano a Reggio, e da loro furono ricevute graziosamente, come

appresso racconteremo, e la reina le ritenne con seco onorevolemente.

Qui si desti la memoria della reale eccellenza del re Ruberto: qui

s’agguagli la sua sollecitudine, la sua grande potenza, l’armata di

cento, e di centosessanta, e di dugento galee per volta, e di molte

armate colla forza grande de’ suoi baroni, e della sua cavalleria e

delle sue osti, per acquistare alcuna terra nell’isola di Cicilia non

che Messina, ch’è la corona dell’isola, e non potutolo fare, acciocchè

per esempio si raffreni l’impotente ambizione degli uomini, e non si

stimi alcuna cosa per forza avere fermezza, nè potere fuggire a tempo

le calamità innate nelle mortali e cadevoli cose del mondo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 217 / 289 题