_Messer Niccola prese Messina per lo re Luigi._
Tornando nostra materia a’ fatti di Messina, essendo il re Luigi a
Reggio, messer Niccola di Cesaro avea procurato d’avere in sua guardia
il castello di Sansalvadore in sulla marina, e aggiuntosi i cavalieri
di sua setta, ch’avea fatti ritornare da Firenze, si provvide che non
era sicuro a fare sua impresa col re Luigi, s’e’ non avesse il castello
di Mattagrifone sopra Messina, che era fortissimo, e dava l’entrata e
l’uscita della città per la montagna; questo procacciò per ingegno,
che per forza non avea luogo. Il castellano non prendea guardia de’
suoi cittadini, e’ cavalieri tornati da Firenze erano amici, e per
modo d’andarlo a vicitare con alquanti loro famigli, furono con festa
ricevuti da lui; e tenendolo in novelle, com’era ordinato, messer
Niccola sopravvenne con altri suoi compagni, e non gli fu contradetta
l’entrata per mala provvisione del castellano; e trovandosi dentro
forte, cortesemente ne trasse il castellano, ch’era male provveduto
alla difesa. Fornito questo messer Niccola vi mise il castellano e le
guardie a suo modo; e avendo fermo il trattato col re Luigi, il re del
mese di novembre vi mandò messer Niccola Acciaiuoli da Firenze ch’avea
menato questo trattato, con sette galee e un legno armato cariche di
grano, e con lui cinquanta cavalieri e trecento masnadieri di Toscana;
e giunti a Messina, furono ricevuti da messer Niccola di Cesaro e da’
suoi seguaci a grande onore; e ’l popolo ch’avea necessità grande di
vittuaglia, sentendo le galee cariche di grano, fu molto contento, e
incontanente per sicurtà del re fu consegnato al gran siniscalco la
guardia di Sansalvadore, ch’è la forza del porto, e Mattagrifone, ch’è
la guardia della città; e fatto questo, e lasciato in catuno masnadieri
e balestrieri alla guardia, fu condotto il gran siniscalco e l’altra
sua gente d’arme all’abitazione del re, ove trovò due figliuole del
re Petro, le quali ritenute cortesemente mandò poi al re e alla reina
ch’erano a Reggio, e da loro furono ricevute graziosamente, come
appresso racconteremo, e la reina le ritenne con seco onorevolemente.
Qui si desti la memoria della reale eccellenza del re Ruberto: qui
s’agguagli la sua sollecitudine, la sua grande potenza, l’armata di
cento, e di centosessanta, e di dugento galee per volta, e di molte
armate colla forza grande de’ suoi baroni, e della sua cavalleria e
delle sue osti, per acquistare alcuna terra nell’isola di Cicilia non
che Messina, ch’è la corona dell’isola, e non potutolo fare, acciocchè
per esempio si raffreni l’impotente ambizione degli uomini, e non si
stimi alcuna cosa per forza avere fermezza, nè potere fuggire a tempo
le calamità innate nelle mortali e cadevoli cose del mondo.