_Come l’oste della lega fu rotta dalla gente di Milano._
I signori di Milano che riceveano cotanto oltraggio per la malizia de’
loro soldati, non si ruppono da loro, ma carezzaronli in vista e in
opere, e massimamente certi conestabili più confidenti, e tanto seppono
fare, che una parte ne recarono a loro volontà; e nondimeno per tutte
loro città raccolsono arme de’ soldati de’ loro sudditi e degli altri
Italiani intorno di quattromila cavalieri, e altrettanti n’ebbono
de’ loro soldati; e questo fu fatto per modo, che poco avvisamento
n’ebbono i loro nemici. E sentendo tratti dell’oste del vicario
milledugento barbute per lo fatto di Novara e di Vercelli, subitamente
feciono capitano messer Loderigo de’ Visconti valente cavaliere, ma
di grande età. Costui uscì subito con bene seimila cavalieri e molto
gran popolo di Milano, e andatosene verso i nemici, ch’erano col loro
campo a Margotto in sul Tesino, puosesi a campo a dì 12 di novembre
predetto, presso a’ nemici a tre miglia, e mandò a richiedere il
vescovo di battaglia, la quale richiesta il vicario mostrò d’accettare
allegramente, e ’l termine fu per la domenica mattina vegnente, a dì
13 del mese. Ma vedendosi il vescovo sfornito il campo di milledugento
buoni cavalieri, si provvide la notte di fare valicare il Tesino a
tutta la sua oste, a fine di riducersi con essa presso a Pavia, per
avere il sussidio della città, che troppo gli parea avere grande
disavvantaggio. In questo movimento prigioni si fuggirono ch’avvisarono
messer Loderigo del fatto: il quale di subito la notte mandò messer
Vallerano Interminelli, figliuolo che fu di Castruccio, con trecento
cavalieri, e comandogli che si strignesse co’ nemici francamente,
sicch’egli impedisse la partita loro, tanto ch’e’ giugnesse colla sua
oste, della quale incontanente ordinò le battaglie, e seguitò appresso.
Messer Vallerano fece coraggiosamente il suo servigio, e innanzi
dì assalì il campo ora dall’una parte ora dall’altra, per li quali
assalti molto impedì il valico del Tesino alla gente del vicario. Ma
schiarito il giorno, per lo soperchio della gente del vicario fu preso
colla maggiore parte de’ suoi cavalieri. Nondimeno il carreggio del
campo, e la salmeria, e ’l popolo, e parte de’ cavalieri valicavano
continovamente, e di qua alla riscossa erano rimasi col vicario
dell’imperadore il conte di Lando capitano della compagnia, e messer
Dondaccio di Parma, e messer Ramondino Lupo, e quasi tutti i migliori
conestabili dell’oste con millecinquecento barbute e co’ sopraddetti
prigioni. E avendosi messa innanzi tutta l’altra oste, innanzi che
potessono conducersi al passo, messer Loderigo colla sua cavalleria,
tutti schierati e ordinati alla battaglia, fu loro addosso la mattina
al chiaro dì. I cavalieri del vicario, ch’erano uomini di gran virtù
in fatti d’arme, vedendosi allo stretto partito, tutti s’annodarono
insieme, e feciono testa, e ricevettono l’assalto de’ nemici
francamente, non lasciandosi di serrare, facendo d’arme gran cose
contro al soperchio ch’aveano addosso: e combattendo continovamente
per spazio di tre ore sostennero l’assalto d’ogni parte, danneggiando
molto i nemici loro. Infine la fatica e ’l soperchio della moltitudine
de’ loro avversari li ruppe. Allora molti, che temettono più la paura
che la vergogna, si misono alla fuga e camparono. In sul campo ne
rimasono presi seicento e più, tra’ quali fu il vescovo già detto,
vicario dell’imperadore, e ’l conte di Lando, e messer Ramondino Lupo,
e messer Dondaccio. È vero che ’l conte venne a mano de’ Tedeschi,
che ’l celarono e camparono, e due cavalieri tedeschi camparono messer
Dondaccio, e fuggironsi con lui, e fidaronsi alle sue promesse, e per
diversi cammini il condussono a Firenze, e poi in Lombardia. Tutta
l’altra oste, che avea valicato Tesino, sani e salvi si ricolsono in
Pavia con tutto il carreaggio e l’altro arnese. E questa fu la fine
della nuova impresa del nuovo vicario dell’imperadore, ma non de’ fatti
della lega.