_Come il vicario puose campo._
Il vescovo d’Augusta, ch’era prod’uomo in fatti d’arme e bene avveduto,
sentendo ch’e’ soldati de’ signori di Milano non erano per uscire in
campo contro a lui, con più ardire valicò Parma, cavalcando con tutta
sua oste presso alle porti, e così Cremona, e ristette alquanto in sui
Piacentino, ove fece la risposta della lettera sopraddetta. E predando
il paese d’intorno per alcuno dì, si partì di là, ed entrò sul contado
di Milano; e facendo in quello grandissime prede, trovando la gente
male provveduta, si mise a fermare suo campo a una grossa villa che si
chiama Rosario, presso a Milano a quattordici miglia di piano, intorno
alla quale a due, e a tre, e quattro miglia sono altre grosse villate,
raccolte a modo di casali, piene di molta vittuaglia e bestiame, e
per l’abbondanza l’oste vi stette a grande agio; e indi cavalcarono
per tutto il Milanese, facendo danno grave a’ paesani, che per lungo
tempo non aveano sentito che guerra si fosse; e con tutta la forza de’
signori di Milano, niuna resistenza trovarono in campo in molti giorni:
e però lasceremo alquanto questa materia, tanto che le grandi cose che
ne seguirono abbiano il tempo loro, non partendoci però dall’italiane
tempeste, che prima si vogliono raccontare.