CAP. XXVI.

_Come i soldati de’ tiranni non vollono venire contro all’insegna

dell’imperadore._

Era in questo mezzo avvenuto, ch’e’ signori di Milano, temendo

l’avvenimento de’ sopraddetti loro avversari, aveano mandato a Parma

il marchese Francesco con quattromila barbute di gente tedesca e

Borgognoni ivi raunati altri cavalieri e gran popolo per uscire a

campo, e non lasciare i nemici entrare sul terreno de’ signori di

Milano, e di combattere con loro. Quando il marchese volle uscire

fuori a campo, i conestabili de’ Tedeschi e de’ Borgognoni tutti di

concordia dissono al marchese loro capitano, che contro al vicario

dell’imperadore e alla sua insegna non anderebbono, nè in campo non

farebbono resistenza contro al loro signore. Questo fu il titolo della

scusa, ma più li mosse non volere fare resistenza alla compagnia,

perocchè aveano parte in quella non istandovi, e il refugio e il soldo

quand’erano cassi in altre parti; ma dissono, ch’erano apparecchiati di

stare alla guardia delle città e delle castella lealmente. I signori

sentendo l’intenzione de’ soldati, ch’acconsentivano d’essere cassi

innanzi che uscire contro al vicario dell’imperadore, pensarono che a

cassarli era aggiugnere forza a’ loro nemici, e pericolo di loro stato:

e però dissimularono con loro, e ritrassonli a Milano, lasciando in

Parma e in Piacenza buona guardia per difendere le mura.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 204 / 289 题