_Racconta molti morti e presi nella battaglia._
In questa battaglia furono morti il duca di Borbona della casa di
Francia, il duca d’Atene, il maliscalco di Chiaramonte, messer Rinaldo
di Ponzo, messer Giuffrè di Ciarnì, il conte di Galizia, messer Ruberto
di Durazzo de’ reali del regno di Cicilia, il sire di Landone, il sire
di Crotignacco, messer Gianni Martello, messer Guglielmo di Montaguto,
messer Gramonte di Cambelli, il vescovo di Celona, cagione di questo
male, il vescovo d’Alzurro, tutti alti e gran baroni; e furono morti
in sul campo oltre a costoro più di milledugento altri cavalieri a
sproni d’oro, e banderesi, e cavalieri di scudo e borgesi, tutta nobile
cavalleria, perocchè non v’erano quasi soldati; tutti erano famigli
di gran signori, e uomini ch’erano venuti al servigio del loro re. I
presi furono messer Giovanni re di Francia, messer Giovanni suo piccolo
figliuolo, il maliscalco da Udinam, messer Iacopo di Borbona, il conte
di Trincia villa, il conte di Monmartino, il visconte di Ventador, il
Conte di Salembrucco Alamanno, il sire di Craone, il sire di Montaguto,
il sire di Monfreno, messer Brucicolto, messer Bremont della volta,
messer Amelio del Balzo, e ’l castellano d’Amposta, messer Gianni e
messer Carlo d’Artese, l’arcivescovo di Sensa, il vescovo di Lingres, e
molti altri baroni che qui non si nominano; e oltre a questi caporali,
vi rimasono presi più di duemila cavalieri franceschi tutti uomini
di pregio, e grandi e ricchi borgesi, e scudieri e gentili uomini.
Questa battaglia fu fatta lunedì la mattina, a dì 18 di settembre, gli
anni 1356, presso a Pittieri a due leghe, in una villa che si chiama
Trecceria, la quale per questo caso piuttosto confermò il suo nome che
altra mutazione le desse.