_La battaglia tra il re di Francia, e il prenze di Guales._
Il maliscalco di Dina colla sua schiera de’ feditori, come poco
avveduto e assai baldanzoso, vedendo i fuochi che gl’Inghilesi
facevano, pensò che ardessono il campo, e che per paura se ne
fuggissono, e per questa folle burbanza, non attendendo d’avere
appresso la seconda e terza schiera, levato un grido, se ne vanno
con matto ardimento, e avacciarono il loro assalto, e dilungaronsi
subitamente tanto dall’altre schiere, che per lo lungo terreno non
poterono essere veduti da loro, e con grande ardire si misono ad
assalire la schiera degl’Inghilesi, ch’era di fuori del carreggio, e
fedironli per tal virtù, che li feciono rinculare a dietro, e perdere
assai terreno. Il duca e’ suoi, che conobbono la mala condotta che
aveano fatta gli Spagnuoli, e che non aveano la riscossa appresso,
mandarono per costa millecinquecento cavalieri de’ loro, e inchiusonli,
combattendoli dinanzi e di dietro, e sbarattaronli, facendone grande
uccisione in poca d’ora. Seguendo appresso l’altra più grossa schiera
del duca d’Atene conestabile di Francia, gli arcieri ch’erano riposti
uscirono d’ogni parte per costa a saettare a questa schiera, e
sollecitando le loro saette, molti uomini e cavalli fedirono e assai
n’uccisono; e ’l duca di Guales, vedendo questa schiera già impedita
e magagnata dagli arcieri, uscì loro addosso colla baldanza della
prima vittoria, e dopo non grande resistenza furano tutti morti e
presi, innanzi che ’l re ne sapesse la novella. Il Delfino di Vienna,
e ’l duca d’Orliens, che aveano più di cinquemila cavalieri, e il re
appresso con seimila in sua compagnia, avendo sentita la rotta delle
due prime schiere, come vilissimi e codardi, avendo ancora due tanti e
più di cavalieri e di baroni freschi e ben montati, ed essendo i nemici
stanchi per le due battaglie, tanta paura entro ne loro animi rimessi e
vili, che potendo ricoverare la battaglia, non ebbono cuore di fedire
a’ nemici, nè vergogna d’abbandonare il re, ch’era presso di loro sul
campo, nè l’altra baronia di Francia, e senza ritornarsi a dietro a
far testa col re insieme, e senza essere cacciati, si fuggirono del
campo, e andaronsene verso Parigi, abbandonando il padre e’ fratelli
nel pericolo della grave battaglia; degni non di titoli d’onore, ma di
gravi pene, se giustizia avesse forza in loro.