_Diceria che fece il prenze di Guales a’ suoi._
Il cardinale di Pelagorga avuta la risposta dal re di Francia e
dal suo consiglio contradia al suo trattato e alla sua opinione,
avendo singulare affezione al giovane duca, in cui avea trovato
molta liberalità, parendogli sconvenevole se colla sua bocca non gli
rispondesse, il dì medesimo valicò nel suo campo: ed essendo innanzi
al duca ch’attendea la fermezza della pace, il cardinale gli disse:
Sire, io ho assai travagliato per poterti recare pace, ma non ho
potuto per alcuna maniera; e però a te conviene procacciare d’essere
valente prenze, e pensare alla tua difesa colla spada in mano, perocchè
alla battaglia ti conviene venire co’ Franceschi, rimossa ogni altra
speranza d’accordo o di pace. Udendo questa parola il magnanimo duca,
non perdè in atto o in segno sua virtù, anzi disse: Voi ci potete
essere testimonio, che dalla nostra parte non è mancata la concordia
alla quale con pura fede ci recavamo; ora che da’ nostri avversari
manca, prendiamo fidanza che Iddio sia dalla nostra parte. E dato
con reverenza congio al cardinale, di presente ebbe i suoi baroni e’
suoi capitani de’ cavalieri e degli arcieri inghilesi e guasconi, e
manifestò loro l’intenzione del re di Francia e del suo consiglio,
e come al mattino attendessono la battaglia, con franche e signorili
parole dicendo, come Iddio e la ragione era dalla loro parte, e che
però catuno prendesse cuore e ardire, e inanimasse sè e’ suoi a ben
fare; e ricordassonsi come i Franceschi vinti e sconfitti più volte
da loro, non avrebbono cuore di sostenere la battaglia. E oltre a ciò
disse: Signori e compagni, non dimenticate il luogo ove fortuna ci
ha inchiusi, nel quale se noi vogliamo stare alla difesa, avendo la
forza de’ nemici nostri a petto, in breve ci manca la vittuaglia, e di
niuna parte ci può venire, perchè noi e’ nostri cavalli verremo meno di
fame, e saremo vilissima preda a’ nostri nemici. E nel partire non si
vede salvamento, avendo al fuggire lungo il cammino per le terre de’
nostri nemici d’ogni parte, e così gran forza qui, e de’ nemici alle
spalle, anzi possiamo essere molto certi, che dando loro le reni, ci
faranno morire a gran tormento; e però niuna speranza di salute rimane
dalla nostra parte, se non di combattere francamente, e procurare colla
virtù dell’indurata fortezza delle nostre braccia abbattere la delicata
e apparente pompa de’ nostri avversari; e quanto la loro potenza e
numero di cavalieri e di sergenti è maggiore, tanto conviene in noi
più accendere l’animo a dimostrare nostra virtù: e se fortuna ci pur
volesse abbattere, facciamo sì ch’a’ nostri nemici rimanga dolorosa
vittoria, e a noi eterno nome di valorosa cavalleria. E confortata
e inanimata la sua gente, comandò ch’al mattino tutta la preda loro
delle cose grosse fosse recata nel campo, e messa fuori tra loro e’
nemici, e fattone tre monti, e che la notte stessono in buona guardia,
e confortassono loro e’ loro cavalli, sicchè al mattino si trovassono
forti e acconci alla battaglia;