_I legati cercarono accordo tra’ due signori._
Come addietro avemo narrato, in questa guerra la Chiesa di Roma
continovo tenea suoi legati che trattassono la concordia e la pace
tra’ due re, e al presente era nella compagnia del re il cardinale
di Bologna suo confidente, e il cardinale di Pelagorga confidente
del duca e degl’Inghilesi, i quali continovo cercavano di recarli a
pace; e vedendo la cosa a questo stremo condotta e ultimo partito,
acciocchè tra questi due signori de’ maggiori della cristianità non
si venisse a mortale battaglia, di concordia furono con lo re di
Francia, mostrandoli quanto erano vari e non sicuri gli uscimenti
delle battaglie, pregandolo, che dove con suo onore potesse venire a
buona pace, non volesse ricercare per vantaggio ch’avere li paresse
il dubbioso fine delle battaglie. Il re diede udienza al savio
consiglio; e però incontanente il cardinale di Pelagorga cavalcò al
duca nel suo campo; e ricevuto da lui graziosamente, con savie parole
gli mostrò il pericolo dov’era egli e tutta la sua oste, e ricordogli
le grandi ingiurie per lo suo padre, e per lo suo zio, e per lui
fatte alla corona di Francia, e conchiudendo disse, che acciocchè Dio
non giudicasse la sua causa per disordinata presunzione e superbia
in cotanto pericolo quanto egli era di sè e di tutta la sua gente,
ch’e’ volea ch’e’ si dichinasse a volere restituire e rendere al
re di Francia il suo onore e le terre ch’avea occupate delle sue, e
l’ammenda del danno che fatto gli avea nel suo reame, acciocchè buona
e ferma pace si fermasse tra loro. Il giovane duca, conoscendo il
forte caso dove la fortuna l’avea condotto, e avendo reverenza a santa
Chiesa, avvegnaché ’l suo animo fosse fermo e sicuro di grande sdegno,
acconsentì innanzi di pigliare concordia, che tentare la pericolosa
parte della battaglia; e data speranza al legato, il fece ritornare al
re di Francia, per ordinare i patti e le convenenze della concordia.