CAP. VIII.

_Due conti del re di Francia rimasono presi da un aguato._

Saputo che ’l re ebbe la condizione de’ suoi nemici, e come il loro

campo stava, segretamente con alquanti de’ più confidenti baroni prese

consiglio di valicare alla mezza notte, venendo il sabato, per un ponte

della riviera, che gli dava più certo il cammino ad aggiugnersi co’

nemici, e più atto il cammino alla gran gente che l’avea a seguitare.

Il duca di Guales, o che sapesse il segreto del re, o che per avviso

di guerra avesse che così dovesse seguire, la notte medesima venne

con sua gente eletta, e misesi in un bosco presso al cammino che ’l re

dovea fare, e veniagli fatto d’avere il re con buona parte della sua

compagnia per lo presto avviso. Il re si mosse con duemila cavalieri,

e con quelli baroni a cui s’era manifestato: e appressandosi al passo

del bosco, mandò innanzi dieci cavalieri sperti e bene montati a

provvedere se aguato vi fosse. I detti cavalieri scopersono il guato,

e di presente ritornarono al re, il quale conoscendo il pericolo prese

una volta, e dilungossi da quel passo, e girò verso Pittieri, e valicò

a salvamento con tutta sua cavalleria: ma addietro non mandò all’altra

sua gente che ’l seguiva ad avvisarli di quello aguato, onde avvenne,

che seguitandolo il conte d’Alzurro, e quello di Clugnì con altri

baroni e cavalieri, avendo sentita la sua subita partita, non però con

tutta l’oste, ma colle loro masnade facendo la via che dovea fare il re

del bosco, credendo che per quella fosse andato, gl’Inghilesi maestri

di baratti avendo mandati cavalieri de’ loro a ingegno che tornassono

la notte per quel cammino, e dimostrandosi essere de’ Franceschi che

seguissono il re, come se per quel cammino fosse passato, e scorgendo i

conti questi cavalieri, e facendoli domandare, risposono in Francesco

che seguivano monsignor lo re, e però con più sicurtà si misono a

cammino; ed entrati nell’aguato senza ordine, essendo d’ogni parte

assaliti, non v’ebbe resistenza altro che del fuggire e del campare chi

potea; il conte d’Alzurro valente barone, e quello di Clugnì rimasono

presi con quattrocento compagni di buona gente, e menati prigioni nel

campo, il duca e tutta la sua oste ne presono assai conforto: e questo

fu il sabato a dì 17 di settembre del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 186 / 289 题