_Due conti del re di Francia rimasono presi da un aguato._
Saputo che ’l re ebbe la condizione de’ suoi nemici, e come il loro
campo stava, segretamente con alquanti de’ più confidenti baroni prese
consiglio di valicare alla mezza notte, venendo il sabato, per un ponte
della riviera, che gli dava più certo il cammino ad aggiugnersi co’
nemici, e più atto il cammino alla gran gente che l’avea a seguitare.
Il duca di Guales, o che sapesse il segreto del re, o che per avviso
di guerra avesse che così dovesse seguire, la notte medesima venne
con sua gente eletta, e misesi in un bosco presso al cammino che ’l re
dovea fare, e veniagli fatto d’avere il re con buona parte della sua
compagnia per lo presto avviso. Il re si mosse con duemila cavalieri,
e con quelli baroni a cui s’era manifestato: e appressandosi al passo
del bosco, mandò innanzi dieci cavalieri sperti e bene montati a
provvedere se aguato vi fosse. I detti cavalieri scopersono il guato,
e di presente ritornarono al re, il quale conoscendo il pericolo prese
una volta, e dilungossi da quel passo, e girò verso Pittieri, e valicò
a salvamento con tutta sua cavalleria: ma addietro non mandò all’altra
sua gente che ’l seguiva ad avvisarli di quello aguato, onde avvenne,
che seguitandolo il conte d’Alzurro, e quello di Clugnì con altri
baroni e cavalieri, avendo sentita la sua subita partita, non però con
tutta l’oste, ma colle loro masnade facendo la via che dovea fare il re
del bosco, credendo che per quella fosse andato, gl’Inghilesi maestri
di baratti avendo mandati cavalieri de’ loro a ingegno che tornassono
la notte per quel cammino, e dimostrandosi essere de’ Franceschi che
seguissono il re, come se per quel cammino fosse passato, e scorgendo i
conti questi cavalieri, e facendoli domandare, risposono in Francesco
che seguivano monsignor lo re, e però con più sicurtà si misono a
cammino; ed entrati nell’aguato senza ordine, essendo d’ogni parte
assaliti, non v’ebbe resistenza altro che del fuggire e del campare chi
potea; il conte d’Alzurro valente barone, e quello di Clugnì rimasono
presi con quattrocento compagni di buona gente, e menati prigioni nel
campo, il duca e tutta la sua oste ne presono assai conforto: e questo
fu il sabato a dì 17 di settembre del detto anno.