_Come il re di Francia prese la croce per fare il passaggio._
Non è nascoso in antica memoria a’ viventi del nostro tempo, che per
l’operazioni inique e crudeli, nate da invidia e da somma avarizia de’
reali di Francia dello stocco anticato nella successione reale, onde
fu il re Filippo dinominato il Bello, coll’aggiunta della sfrenata
libidine delle loro donne, che a Dio piacque di porre termine a
quello lignaggio. Rimasene sola la reina d’Inghilterra madre del
valoroso re Adoardo di quell’isola, per la cui successione il detto
re d’Inghilterra fece la guerra co’ Franceschi, come per lo nostro
anticessore nella sua cronica, e appresso per noi in questa è in gran
parte raccontato. Essendo venuti meno tutti i reali, messer Filippo,
figliuolo che fu di messer Carlo di Valois detto Carlo Senza terra,
prese la signoria, e fecesi coronare re di Francia. E trovandosi re
di così grande ricco e potentissimo reame, e senza alcuna guerra, e
trovandosi in grande amore del sommo pontefice e de’ cardinali di santa
Chiesa, il detto re Filippo, simulando singulare affezione di volere
imprendere e fare il santo passaggio d’oltremare per acquistare la
terra santa, di suo movimento prese con molti baroni di suo reame la
croce in pubblico parlamento, e sommosse a pigliarla altri re, prenzi,
duchi e baroni, conti e gran signori, e per esempio di loro molti
altri fedeli cristiani presono la croce con animo di seguire il detto
re; e per tutta la cristianità, ed eziandio tra’ saracini, si divolgò
la novella di questo passaggio; e dando vista il detto re di grande
apparecchiamento, avvenne, che negli anni 1334 il detto re di Francia
mandò a corte di Roma a Avignone per suoi ambasciadori l’arcivescovo di
Ruen con altri grandi baroni a papa Giovanni di Caorsa vigesimosecondo
e a’ suoi cardinali, il quale arcivescovo fu poi papa Clemente sesto,
e in pubblico concestoro avendo fatto l’arcivescovo predetto un bello
e alto sermone sopra la materia del santo passaggio, e confortato
il sommo pontefice, e’ prelati di santa Chiesa, e tutto il popolo
cristiano che si manifestassono a dare consiglio e aiuto al serenissimo
re di Francia, il quale si movea per zelo della fede di Cristo a così
alta impresa, per seguire e fare e per accrescere la sicurtà a’ fedeli
cristiani, giurò nell’udienza di tutti nella maestà divina, al santo
padre, e alla Chiesa di Roma, e a tutta la cristianità, nell’anima
del detto re di Francia, che l’agosto prossimamente seguente, gli anni
1335, e’ sarebbe uscito fuori del suo reame in via colla sua potenza,
e con gli altri principi del suo reame crociati per andare oltremare al
santo passaggio; e per questo impetrò da santa Chiesa le decime del suo
reame per molti anni, e altre promissioni del tesoro di santa Chiesa, e
quante altre cose domandò per parte del detto re al papa di tutte ebbe
da lui piena grazia; e io scrittore, fui presente nel detto consistoro,
e udii fare il saramento, come detto a verno.