CAP. LXXXI.

_Come il conte di Fiandra ebbe Borsella._

Il duca di Brabante fuggendo co’ suoi cavalieri tedeschi entrò in

Borsella, e tanta paura gli entrò nell’animo per la fede rotta a’

Fiamminghi, che non ebbe cuore di ritenersi in Borsella, ma di presente

senza ordinarla a difesa o a guardia se ne partì, e andossene in

Loano. Il conte, avendo vittoriosamente rotti e cacciati del campo i

suoi nemici, vedendo i suoi Fiamminghi per la vittoria baldanzosi e di

grande volontà a seguire innanzi, di presente in quel giorno se n’andò

a Borsella. I gentili uomini e i grandi borgesi di quella villa aveano

per addietro ordinato, che tutti gli artefici de’ mestieri stessono

fuori della città in grandi borghi che v’erano, per novità che v’erano

di loro riotte alcuna volta avvenute in pericolo della villa, e in

questa rotta non gli aveano lasciati rifuggire dentro. I borghi erano

grandi a maraviglia cresciuti per li mestieri, ed erano pieni e forniti

d’ogni bene. Il conte avendo in fuga i suoi nemici senza contasto

s’entrò ne’ borghi facendo alcuna uccisione, e comincionne ad affocare

uno, e disse, che tutti gli arderebbe se la terra non facesse i suoi

comandamenti. Gli artefici ch’abitavano ne’ borghi, e aveano di fuori

e nella villa di loro gente, e avendo già in loro balìa l’una delle

porte, dissono a’ borgesi, che non intendeano essere diserti colle loro

famiglie per loro, e che se di presente non facessono i comandamenti

del conte, che per forza il metterebbono nella villa. Per la qual

cosa vedendosi i borgesi dentro a mal partito, elessono di concordia

di volere innanzi essere all’ubbidienza del conte, che di lasciarsi

prendere per forza da’ Fiamminghi e da’ loro propri cittadini, e

guastare la città di sangue e di ruberia; e di presente elessono

ambasciadori, e mandaronli ne’ borghi al conte, che voleano ubbidire

a’ suoi comandamenti, promettendo salvarli d’uccisione e di ruberie,

e così fu fatto; e di presente furono aperte le porte, ed entrovvi il

conte e chi volle de’ Fiamminghi, ricevuti con grande onore da tutta

la villa, e apparecchiato loro come ad amici ciò che era di bisogno,

il conte ne prese la signoria dolcemente, e ordinovvi il reggimento e

la guardia come a lui parve; e rinfrescata la sua gente, il terzo dì

coll’empito della sua prospera fortuna si mosse da Borsella co’ suoi

Fiamminghi, e andò a Villaforte, la quale come che molto fosse forte e

difendevole a battaglia, sentendo che Borsella s’era renduta, e che il

loro signore si fuggiva e non facea riparo, per non tentare maggiore

fortuna s’arrendè a’ comandamenti del conte, il quale la ricevette

benignamente. E la villa di Mellina, per cui era stato la cagione della

guerra, senza attendere che l’oste v’andasse s’arrenderono al conte,

e ricevettonlo per loro signore, e ordinaronsi per tutto a fare i suoi

comandamenti.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 174 / 289 题