_Come il conte di Fiandra ebbe Borsella._
Il duca di Brabante fuggendo co’ suoi cavalieri tedeschi entrò in
Borsella, e tanta paura gli entrò nell’animo per la fede rotta a’
Fiamminghi, che non ebbe cuore di ritenersi in Borsella, ma di presente
senza ordinarla a difesa o a guardia se ne partì, e andossene in
Loano. Il conte, avendo vittoriosamente rotti e cacciati del campo i
suoi nemici, vedendo i suoi Fiamminghi per la vittoria baldanzosi e di
grande volontà a seguire innanzi, di presente in quel giorno se n’andò
a Borsella. I gentili uomini e i grandi borgesi di quella villa aveano
per addietro ordinato, che tutti gli artefici de’ mestieri stessono
fuori della città in grandi borghi che v’erano, per novità che v’erano
di loro riotte alcuna volta avvenute in pericolo della villa, e in
questa rotta non gli aveano lasciati rifuggire dentro. I borghi erano
grandi a maraviglia cresciuti per li mestieri, ed erano pieni e forniti
d’ogni bene. Il conte avendo in fuga i suoi nemici senza contasto
s’entrò ne’ borghi facendo alcuna uccisione, e comincionne ad affocare
uno, e disse, che tutti gli arderebbe se la terra non facesse i suoi
comandamenti. Gli artefici ch’abitavano ne’ borghi, e aveano di fuori
e nella villa di loro gente, e avendo già in loro balìa l’una delle
porte, dissono a’ borgesi, che non intendeano essere diserti colle loro
famiglie per loro, e che se di presente non facessono i comandamenti
del conte, che per forza il metterebbono nella villa. Per la qual
cosa vedendosi i borgesi dentro a mal partito, elessono di concordia
di volere innanzi essere all’ubbidienza del conte, che di lasciarsi
prendere per forza da’ Fiamminghi e da’ loro propri cittadini, e
guastare la città di sangue e di ruberia; e di presente elessono
ambasciadori, e mandaronli ne’ borghi al conte, che voleano ubbidire
a’ suoi comandamenti, promettendo salvarli d’uccisione e di ruberie,
e così fu fatto; e di presente furono aperte le porte, ed entrovvi il
conte e chi volle de’ Fiamminghi, ricevuti con grande onore da tutta
la villa, e apparecchiato loro come ad amici ciò che era di bisogno,
il conte ne prese la signoria dolcemente, e ordinovvi il reggimento e
la guardia come a lui parve; e rinfrescata la sua gente, il terzo dì
coll’empito della sua prospera fortuna si mosse da Borsella co’ suoi
Fiamminghi, e andò a Villaforte, la quale come che molto fosse forte e
difendevole a battaglia, sentendo che Borsella s’era renduta, e che il
loro signore si fuggiva e non facea riparo, per non tentare maggiore
fortuna s’arrendè a’ comandamenti del conte, il quale la ricevette
benignamente. E la villa di Mellina, per cui era stato la cagione della
guerra, senza attendere che l’oste v’andasse s’arrenderono al conte,
e ricevettonlo per loro signore, e ordinaronsi per tutto a fare i suoi
comandamenti.