CAP. LXXVII.

_Come i Brabanzoni ruppono i patti a’ Fiamminghi._

Avendo poco innanzi narrato la concordia che si prese in luogo

dell’apparecchiata battaglia tra’ Fiamminghi, e’ Brabanzoni per lo

fatto di Mellina, seguita, che gli otto albitri eletti, quattro da

catuna parte, sotto la fede del loro saramento, aveano diligentemente

vedute, e disaminate le ragioni di catuna parte; e trovando di

concordia tutti gli albitri la ragione della villa di Mellina essere

del conte di Fiandra, e così essere acconci di sentenziare per

osservare il loro saramento; il duca di Brabante, rompendo la fede

promessa, mandò per fare pigliare i quattro suoi Brabanzoni ch’erano

albitri, acciocchè non potessono dare la sentenza, e due ne presono, e

due se ne fuggirono. Per questa cosa il conte di Fiandra, e’ Fiamminghi

si tennono traditi da’ Brabanzoni e dal loro duca, e di presente

mossono guerra nel paese. Ed essendo alquanti cavalieri fiamminghi

entrati in Brabante guerreggiando, i Brabanzoni si misono con maggiore

forza contro a loro, e rupponli, e uccisono ottanta cavalieri, e più

altri ne imprigionarono. E aggiunto alla prima ingiuria il secondo

danno e vergogna de’ Fiamminghi, s’infiammarono tutti di tanto sdegno,

che per comune tutti diedono luogo a’ loro mestieri, e intesono ad

apparecchiarsi in arme per andare contro a’ Brabanzoni, onde uscirono

notabili cose come appresso racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 170 / 289 题