_Come i Brabanzoni ruppono i patti a’ Fiamminghi._
Avendo poco innanzi narrato la concordia che si prese in luogo
dell’apparecchiata battaglia tra’ Fiamminghi, e’ Brabanzoni per lo
fatto di Mellina, seguita, che gli otto albitri eletti, quattro da
catuna parte, sotto la fede del loro saramento, aveano diligentemente
vedute, e disaminate le ragioni di catuna parte; e trovando di
concordia tutti gli albitri la ragione della villa di Mellina essere
del conte di Fiandra, e così essere acconci di sentenziare per
osservare il loro saramento; il duca di Brabante, rompendo la fede
promessa, mandò per fare pigliare i quattro suoi Brabanzoni ch’erano
albitri, acciocchè non potessono dare la sentenza, e due ne presono, e
due se ne fuggirono. Per questa cosa il conte di Fiandra, e’ Fiamminghi
si tennono traditi da’ Brabanzoni e dal loro duca, e di presente
mossono guerra nel paese. Ed essendo alquanti cavalieri fiamminghi
entrati in Brabante guerreggiando, i Brabanzoni si misono con maggiore
forza contro a loro, e rupponli, e uccisono ottanta cavalieri, e più
altri ne imprigionarono. E aggiunto alla prima ingiuria il secondo
danno e vergogna de’ Fiamminghi, s’infiammarono tutti di tanto sdegno,
che per comune tutti diedono luogo a’ loro mestieri, e intesono ad
apparecchiarsi in arme per andare contro a’ Brabanzoni, onde uscirono
notabili cose come appresso racconteremo.