CAP. LXXI.

_Come i Fiorentini ordinarono di fare balestrieri._

Sentendo i Fiorentini la gran compagnia in Romagna, e che ’l termine

promesso per quella di non gravare i Fiorentini compieva, si provvidono

d’alquanti cavalieri, e mandaronli in Mugello per contradire i passi

dell’alpe, e feciono eletta nella città e nel contado di balestrieri, e

del mese di luglio del detto anno feciono mostra di duemilacinquecento

balestrieri sperti del balestro, tutti armati a corazzine, e mandaronne

a’ passi dell’alpe, e senza arresto, ne compresono appresso fino

in quattromila, tutti con buone corazzine, della qual cosa le terre

vicine ghibelline, e guelfe di Toscana, che allora viveano in sospetto,

stavano in gelosia e in guardia, e la compagnia medesima ne cominciò a

dottare. Nondimeno il comune, per savia e segreta provvidenza, mandò

alcuni cittadini per ambasciadori alla compagnia, i quali teneano

ragionamento di trattato, e passavano tempo, e tentavano con ispesa

di trarre de’ caporali della compagnia e conducergli a soldo; e per

questo modo temporeggiando co’ conducitori di quella, tanto che il

grano e i biadi del nostro contado fu fuori de’ campi, e ’l comune

fortificato di cavalieri, e masnadieri, e balestrieri, e presi i passi

in tutta l’alpe, ove potea essere il passo alla compagnia, si ruppono

dal trattato, e tornaronsi a Firenze. La compagnia, sentendo il comune

di Firenze provveduto contro a sè, con accrescimento di sdegno perdè

la speranza d’entrare a fare la ricolta tributaria in Toscana, e però

tenne co’ Lombardi suo trattato, il quale fornì, come innanzi al suo

tempo racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 164 / 289 题