CAP. LXIX.

_Trattati de’ Ciciliani._

Detto abbiamo addietro, come certi potenti cittadini della città di

Messina nominati que’ di Cesare cacciarono della città altri cittadini

loro avversari, e rimasi i maggiori, s’accostarono co’ baroni di

Chiaramonte, i quali teneano col re Luigi del Regno. Nondimeno perchè

a loro parea essere nell’isola i maggiori, eziandio senza l’aiuto del

detto re, e’ cercarono di riducere a loro Federigo loro legittimo

signore, e trarlo delle mani de’ Catalani, e conducerlo a Messina

e farlo coronare dell’isola. E per dimostrare che eglino avessono

affezione al loro signore naturale dell’isola, messer Niccola di Cesaro

in persona, a cui il re Luigi avea accomandata la terra di Melazzo,

andò là con gente d’arme, e fece per più di combattere coloro che

per lo re guardavano la rocca, tanto che l’ebbe. Per la qual cosa i

Messinesi presono molta confidanza di messer Niccola, e don Federigo

medesimo prese speranza e diede intenzione di venire a Messina, e per

tutto si divolgò che l’accordo di Cicilia era fatto. Ma o che questo

trattato fosse fatto ad ingegno di malizia, come si credette, o che

la setta de’ Catalani non si fidasse, la cosa si ruppe tra’ Ciciliani,

e seguitonne la chiamata a Messina del re Luigi, come appresso al suo

tempo, conseguendo nostra materia, diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 162 / 289 题