_De’ fatti dell’isola di Cicilia._
In questi tempi nell’isola di Cicilia avvenne, che essendo morto
Lodovico che si faceva dire re, e un suo fratello, ch’erano in guardia
della setta de’ Catalani, l’altra parte della setta degl’Italiani,
ond’erano capo i conti della casa di Chiaramonte, i quali s’erano
accostati col re Luigi di Puglia, presono più ardire, e’ Catalani e’
loro seguaci n’abbassarono; e per questo avvenne, che messer Niccola
di Cesaro con alquanti grandi cittadini di Messina i quali erano
stati cacciati di Messina vi ritornarono; e questo messer Niccola
essendo cacciato della terra, s’era ridotto di volontà del re Luigi
nel castello di Melazzo, e fatto capitano de’ cavalieri del detto re
Luigi per guardare il castello e guerreggiare i Messinesi. Costui
ritornato in Messina co’ suoi consorti e con altri di suo seguito,
molto segretamente si cominciò a intendere co’ caporali di Chiaramonte,
e all’entrata di luglio del detto anno, provveduto a’ suoi segreti,
fece muovere certi di sua setta, i quali cominciarono mischia con
quelli cittadini ch’erano avversari di messer Niccola, e che l’aveano
tenuto fuori di Messina. Essendo per questa novità la terra a romore,
come ordinato era, messer Niccola ebbe di subito da Melazzo dugento
cavalieri che v’erano del re Luigi e quattrocento fanti, i quali mise
nella città, e con loro e con suo seguito di cittadini corse la terra,
e caccionne fuori diciannove famiglie de’ suoi avversari, e tutti
gli fece rubare, e fecesene signore, non per titolo, ma come maggiore
governava il reggimento di quella. E così in tutte le parti dell’isola
erano dissensioni e brighe per le maladette sette, ma l’una calava e
l’altra montava con continove uccisioni e guastamento del paese; e già
per terre che ’l re Luigi v’avesse o per sua forza di gente, che ve ne
manteneva poca per povertà di moneta, lievemente montava al fatto. La
divisione de’ paesani mutava la loro fortuna, come seguendo nel loro
tempo si potrà vedere.