_Come l’oste si mantenea a Trevigi._
Stando il re d’Ungheria all’assedio di Trevigi, venne a lui messer Gran
Cane della Scala con cinquecento barbute di fiorita gente d’arme, e
ricevuto dal re graziosamente stette a parlamentare con lui in segreto,
e tornossi a Verona, lasciati al servigio del re que’ cavalieri che
menati avea con seco, avvegnachè il re, avendo troppa gente della sua,
non gli arebbe voluti, ma per cortesia gli ritenne. Messer Bernabò di
Milano gli mandò cinquecento balestrieri, i quali gli furono assai
a grado; e incontanente il re fece strignere l’oste intorno alla
città, e rizzarvi da diverse parti da diciotto difici, e cominciava
a volere fare cave per abbattere le mura, ma di quello quelli della
città poco si torneano, perocch’ell’è posta in piano, ed è quel piano
sì abbondante d’acqua viva, che non si può cavare braccia due in
profondo, che da catuna parte l’acqua surge abbondante e bella. Quelli
che dentro v’erano alla guardia della città per i Veneziani, vedendo
l’oste strignersi alle mura della città, francamente si mostrarono
apparecchiati alla difesa, e contro a’ trabocchi aveano fatti terrati
e altri utili ripari. Il re e ’l suo consiglio avendo provveduto la
terra intorno, conobbono che non era cosa possibile a volerla vincere
per battaglia, avendo difensori come la sentivano fornita, perocchè le
mura erano forti e alte, e molto bene provvedute e armate, e i fossi
larghi e pieni d’acqua viva. E per tanto non era da potere sperare
vittoria, se non per lungo assedio, e a questo si disponea la volontà
reale, ma la moltitudine de’ suoi Ungheri bestiali e baldanzosi
generava confusione, che non si poteano reggere nè tenere ordine; e
però avvenne, non ostante che il re col signore di Padova avesse pace e
concordia (per la quale mandava ogni dì grande quantità di pane cotto
all’oste in molte carra, e quattro carrette di vino per mantenere in
dovizia l’oste, senza quella vittuaglia che le singulari persone del
suo contado vi portavano) e in patto era che il suo contado e distretto
dovea essere salvo e sicuro da tutto l’esercito del re, che non ostante
le dette promesse gli Ungheri cavalcavano di loro movimento in sul
Padovano, uccidendo ardendo e rubando, e facendo preda come sopra i
nemici; onde il signore si turbò, e non mandò più nel campo l’ordinata
vittuaglia, e’ paesani per non essere rubati si rimasono di portarvene,
per la qual cosa il grande esercito cominciò a sentire difetto, e
sformata carestia delle cose da vivere oltre all’usato modo. Lasceremo
alquanto questa materia, per dare all’altre cose che occorsono alla
fine di questo assedio il loro debito.