CAP. LV.

_Come l’oste si mantenea a Trevigi._

Stando il re d’Ungheria all’assedio di Trevigi, venne a lui messer Gran

Cane della Scala con cinquecento barbute di fiorita gente d’arme, e

ricevuto dal re graziosamente stette a parlamentare con lui in segreto,

e tornossi a Verona, lasciati al servigio del re que’ cavalieri che

menati avea con seco, avvegnachè il re, avendo troppa gente della sua,

non gli arebbe voluti, ma per cortesia gli ritenne. Messer Bernabò di

Milano gli mandò cinquecento balestrieri, i quali gli furono assai

a grado; e incontanente il re fece strignere l’oste intorno alla

città, e rizzarvi da diverse parti da diciotto difici, e cominciava

a volere fare cave per abbattere le mura, ma di quello quelli della

città poco si torneano, perocch’ell’è posta in piano, ed è quel piano

sì abbondante d’acqua viva, che non si può cavare braccia due in

profondo, che da catuna parte l’acqua surge abbondante e bella. Quelli

che dentro v’erano alla guardia della città per i Veneziani, vedendo

l’oste strignersi alle mura della città, francamente si mostrarono

apparecchiati alla difesa, e contro a’ trabocchi aveano fatti terrati

e altri utili ripari. Il re e ’l suo consiglio avendo provveduto la

terra intorno, conobbono che non era cosa possibile a volerla vincere

per battaglia, avendo difensori come la sentivano fornita, perocchè le

mura erano forti e alte, e molto bene provvedute e armate, e i fossi

larghi e pieni d’acqua viva. E per tanto non era da potere sperare

vittoria, se non per lungo assedio, e a questo si disponea la volontà

reale, ma la moltitudine de’ suoi Ungheri bestiali e baldanzosi

generava confusione, che non si poteano reggere nè tenere ordine; e

però avvenne, non ostante che il re col signore di Padova avesse pace e

concordia (per la quale mandava ogni dì grande quantità di pane cotto

all’oste in molte carra, e quattro carrette di vino per mantenere in

dovizia l’oste, senza quella vittuaglia che le singulari persone del

suo contado vi portavano) e in patto era che il suo contado e distretto

dovea essere salvo e sicuro da tutto l’esercito del re, che non ostante

le dette promesse gli Ungheri cavalcavano di loro movimento in sul

Padovano, uccidendo ardendo e rubando, e facendo preda come sopra i

nemici; onde il signore si turbò, e non mandò più nel campo l’ordinata

vittuaglia, e’ paesani per non essere rubati si rimasono di portarvene,

per la qual cosa il grande esercito cominciò a sentire difetto, e

sformata carestia delle cose da vivere oltre all’usato modo. Lasceremo

alquanto questa materia, per dare all’altre cose che occorsono alla

fine di questo assedio il loro debito.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 148 / 289 题