_Come fu disfatta la città di Venafri in Terra di Lavoro._
Il re Luigi avendo lungamente avuto addosso la compagnia e certi de’
suoi baroni ribelli, non avea potuto resistere a’ ladroni, e per questo
erano in ogni parte multiplicati i malfattori, e i baroni si teneano
in loro fortezze, e davano più rifugio e favore a’ rei che a’ buoni;
e per tanto il paese era nella forza di chi male volea fare, per tale,
ch’uno conestabile tedesco, ch’avea nome Currado Codispillo, si rubellò
al re essendo al suo soldo, e con ottanta barbute e cento masnadieri
era entrato nella città di Venafri, e tormentava le strade e’ cammini
e tutto il paese d’intorno, cavalcando in prede e in ruberie infino
ad Aversa, e ritornavasi in Venafri; e per questo erano assediate le
strade e’ cammini, ch’e’ mercatanti non poteano andare nè mandare le
mercatanzie per lo Regno. Sapendo il re che la compagnia era per uscire
del Regno, fece di subito sua raunata, e in persona cavalcò a Venafri,
e sopraggiunti li sprovveduti ladroni, combattè la terra ch’avea
poca difesa, e vinsela, e’ forestieri si fuggirono per la montagna, e
salvaronsi. Il re nel caldo del suo furore, non pensando che la città
era sua e antica nel Regno, la fece ardere e disfare, perchè più non
potesse essere ridotto di ladroni suoi ribelli, e del detto mese si
ritornò a Napoli, cominciando a essere più ubbidito e temuto che non
era prima.