CAP. XLIX.

_Come fu disfatta la città di Venafri in Terra di Lavoro._

Il re Luigi avendo lungamente avuto addosso la compagnia e certi de’

suoi baroni ribelli, non avea potuto resistere a’ ladroni, e per questo

erano in ogni parte multiplicati i malfattori, e i baroni si teneano

in loro fortezze, e davano più rifugio e favore a’ rei che a’ buoni;

e per tanto il paese era nella forza di chi male volea fare, per tale,

ch’uno conestabile tedesco, ch’avea nome Currado Codispillo, si rubellò

al re essendo al suo soldo, e con ottanta barbute e cento masnadieri

era entrato nella città di Venafri, e tormentava le strade e’ cammini

e tutto il paese d’intorno, cavalcando in prede e in ruberie infino

ad Aversa, e ritornavasi in Venafri; e per questo erano assediate le

strade e’ cammini, ch’e’ mercatanti non poteano andare nè mandare le

mercatanzie per lo Regno. Sapendo il re che la compagnia era per uscire

del Regno, fece di subito sua raunata, e in persona cavalcò a Venafri,

e sopraggiunti li sprovveduti ladroni, combattè la terra ch’avea

poca difesa, e vinsela, e’ forestieri si fuggirono per la montagna, e

salvaronsi. Il re nel caldo del suo furore, non pensando che la città

era sua e antica nel Regno, la fece ardere e disfare, perchè più non

potesse essere ridotto di ladroni suoi ribelli, e del detto mese si

ritornò a Napoli, cominciando a essere più ubbidito e temuto che non

era prima.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 142 / 289 题