CAP. XLVII.

_Come i Pisani ruppono la franchigia a’ Fiorentini._

Avvegnachè già per noi addietro sia narrato, come la non domata

astuzia de’ Pisani avea fatto fare a’ Fiorentini rubellare Sovrana e

Coriglia, e quelle faceano guardare e fare guerra a’ loro soldati, i

quali diceano essere loro sbanditi, rompendo per indiretto modo la

pace a’ Fiorentini, e il comune di Firenze dissimulando l’ingiuria

per non turbare il tranquillo della pace, ed eglino multiplicando in

superbia, confidandosi che per cagione del loro porto i Fiorentini

portassono ogni soma, avendo rivolto lo stato e il reggimento della

città come addietro è contato, volendo manifestamente rompere i patti

della pace a’ Fiorentini, e mostrare che ciò non fosse, ordinarono,

che per cagione che la mercatanzia venisse e stesse sicura nel porto

e in quel mare, pagasse due danari per lira di ciò che la mercatanzia

valesse, alla stima de’ loro uficiali ordinati sopra ciò. E sapendo che

per i patti della pace i Fiorentini doveano essere liberi e franchi

delle loro mercatanzie, e persone e cose nella loro città, e porto e

distretto, non glie ne feciono esenti, ma i primi a cui staggirono e

arrestarono la mercatanzia per la detta gabella furono i Fiorentini.

Il comune di Firenze sentendo la novità ch’e’ Pisani faceano di torre

contro a’ patti della pace la franchigia a’ suoi cittadini, vi mandò

solenni ambasciadori, richieggendo e pregando quello comune che non

dovesse torre la franchigia debita per gli ordini della pace a’ suoi

cittadini. La risposta fu, ch’elli erano sotto il governo del loro

signore messer l’imperadore, e questo era sua fattura, per volere che

’l porto e ’l mare stesse guardato e sicuro. E non potendosi trarre

altro da loro, il comune mandò all’imperadore in Boemia a sapere,

se suo ordine era, e se volea ch’e’ Pisani sotto l’imperiale titolo

rompessono loro la pace, togliendo la franchigia a’ suoi cittadini.

L’imperadore udita la novella, gli dispiacque: e incontanente riscrisse

al nostro comune, che ciò non era fatto di suo volere nè di suo

sentimento, e che la sua volontà era ch’e’ Pisani mantenessero a’

Fiorentini la loro franchigia e buona e leale pace; e così riscrisse al

comune di Pisa per sue lettere, ma poco il curarono, e però poco valse.

E avuta la risposta dall’imperadore, più pertinacemente tennono fermo

quello ch’aveano incominciato, e necessità fu a’ mercatanti fiorentini

a cui era staggita la loro mercatanzia di pagare il dazio, e rompere

la franchigia, se rivollono la loro mercatanzia. Questo fu il primo

cominciamento del mese di giugno predetto; come le cose montarono poi

a grande sdegno, e poi a incitazione di grave turbazione di guerra,

appresso ne’ tempi come occorsono si potrà trovare, e massimamente nel

cominciamento dell’undecimo libro della nostra compilazione.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 140 / 289 题