_Come la città d’Ascoli s’arrendè al legato._
Il valente cardinale legato del papa, avendo duemila barbute a soldo
della Chiesa, oltre ai molti crociati ch’avea in Romagna, avendo inteso
come la compagnia ch’usciva del Regno volea passare d’Abruzzi nella
Marca d’Ancona inverso la città d’Ascoli, s’ingrossò di gente d’arme
a piè e a cavallo in quelle contrade. Gli Ascolani temendosi della
compagnia, perchè non erano ancora in accordo col legato, si disposono
di rendersi a fare la volontà del legato. Il cardinale fu loro benigno
e mansueto, facendo assai di quello ch’e’ voleano, e del mese di giugno
del detto anno ricevettono la signoria del legato, e la sua cavalleria
nella città a ubbidienza di santa Chiesa. E in questi medesimi giorni
prese il legato accordo col signore di Fabriano, ch’era stato ribello
a santa Chiesa per animo tirannesco e ghibellino; e col vescovo di
Fuligno, che tenea la terra per lo detto modo, ogni cosa dissimulava
con molta provvisione, secondo che ’l tempo glie la richiedea.