_Come si fece accordo sul campo da’ Fiamminghi a’ Brabanzoni._
Il duca di Brabante, ch’era Alamanno, accolse dall’imperadore e da
altri baroni d’Alamagna molti cavalieri, e apparecchiò in arme i
Brabanzoni a piè e a cavallo per comune; e sentendosi venire addosso il
conte di Fiandra co’ Fiamminghi, si fece loro incontro con diecimila
cavalieri, e con centodieci migliaia di Brabanzoni a piè bene armati.
Ed essendo accampati l’uno presso all’altro, e cercando di combattere
insieme più per altiera miccianza che per guerra che tra’ cognati
fosse, alquanti baroni di catuna parte si mossono per trattare tra
l’una parte e l’altra accordo, acciocchè a sì grande e pericolosa
battaglia non si mettessono, e infine vennero a questa concordia:
che catuno eleggesse quattro buoni uomini di sua parte, e uomini
d’autorità; e fatta la lezione, fu loro commesso di concordia delle
parti che dovessono vedere le ragioni che ’l conte di Fiandra avea
sopra la villa di Mellina e quelle del duca di Brabante, e veduta
la verità del fatto, incontanente obbligati per loro saramento,
ricevuto solennemente in presenza di molti baroni, che levato via
ogni cavillazone o non vere ragioni, e’ giudicherei bono a cui la
villa di Mellina dovesse rimanere per loro sentenza. I baroni e’
popoli promisono stare e osservare quello per loro fosse giudicato,
e gli arbitri giurarono ancora in fra ’l termine loro assegnato avere
terminata e renduta la loro sentenza. E presa la detta concordia tra
le parti, catuno dolcemente senz’altro movimento o segno d’alcuna
arroganza, mansuetamente si ritornarono i Fiamminghi in Fiandra, e’
Brabanzoni in Brabante, catuno alle sue ville, del mese di giugno del
detto anno. Lasceremo ora le novità di Fiandra e di Brabante, tanto che
torni il tempo ove fu abbattuta la superbia del Tedesco e la baldanza
de’ Brabanzoni, e torneremo alle italiane novità che prima ci occorrono
a divisare.