CAP. XLII.

_Principio della guerra da’ Fiamminghi a’ Brabanzoni._

Sopravvenendo in questi dì alla nostra materia grande e non pensata

guerra, e volendone dimostrare la cagione, ci conviene alquanto tornare

addietro nostra materia. Certa cosa fu, che per antico la villa e

gli uomini di Mellina in Brabante erano della chiesa cattedrale di

Legge, ma essendo nella provincia di Brabante e tra’ Brabanzoni, erano

usati di fare lega col duca di Brabante per essere più sicuri e più

riguardati, e per antica costuma con ogni novello duca di Brabante

facevano l’usata lega e compagnia, e ne’ patti tra loro era che ’l duca

li dovea difendere e aiutare in tutte le loro brighe, e la comune di

Mellina dovea servire il duca in tutte le loro guerre, essendo i primi

che venissono al servigio e gli ultimi che si partissono. Avvenne,

che un duca di Brabante ebbe guerra col vescovo di Legge e fece oste

sopra le sue terre, nella quale due di Mellina furono in arme contro

al loro signore; per la qual cosa, finita la guerra, il vescovo andò

a corte di Roma a Avignone a papa Benedetto sesto, e tanto procacciò,

ch’egli ebbe di licenza dal papa sotto la sua bolla ch’e’ potesse

vendere Mellina, e convertire i danari in altre possessioni a utilità

della chiesa di Legge, il quale di presente si mise in cerca, e venne

a concordia segretamente col conte di Fiandra per dugento migliaia

di reali d’oro; e trovato a ciò il sussidio de’ Fiamminghi, pagò il

vescovo innanzi ch’avesse la possessione della città, pensando, ma non

saviamente, non avere contasto. Ma incontanente che quelli di Mellina

sentirono il fatto, andando il conte per la tenuta serrarono le porte,

e presono l’arme alla difesa e non lo vi lasciarono entrare, e misonsi

a procacciare di fare ritrattare la vendita; e non potendolo fare,

ricorsono al duca di Brabante, richieggendolo per li patti della lega e

compagnia ch’aveano con lui che li dovesse aiutare e difendere, ed egli

il fece, e fecelo volentieri, parendoli che la villa dovesse essere

sua, ma non l’avea voluta comperare. Per questa ingiuria il conte

richiese il re di Francia, il quale avendo conceputo contro al duca di

Brabante per li fatti del re d’Inghilterra, prese ad aiutare il conte

di Fiandra. E allora fu fatto grande sommovimento di Tedeschi e di

Franceschi contro al duca di Brabante, e il conte di Fiandra co’ suoi

Fiamminghi, per modo che il duca fu recato a grave e pericoloso partito

di perdere tutta la duchea, e fatto li venia, se non fosse che il conte

di Bari con tutta sua forza il francò a quella volta, come trovare

si può nella Cronica di Giovanni Villani nostro antecessore. Per

questo sdegno preso per lo duca contro al re di Francia incontanente

si collegò col re d’Inghilterra contro al re di Francia, onde grande

male ne seguitò a’ Franceschi. Poi morto il duca predetto niella

generale mortalità lasciò quattro figliuole femmine, che la maggiore

fu moglie di messer..... fratello uterino di Carlo di Boemia eletto

re de’ Romani, la seconda fu moglie del conte di Fiandra, la terza del

duca di Giulieri, la quarta del duca di Ghelleri. E non essendovi reda

maschio, il conte domandò di volere parte della duchea di Brabante per

la legittima della moglie; e non potendola avere, perchè si tenne che

all’anzianità rimanesse la successione del ducato, mosse di rivolere

Mellina, come sua propria terra comperata dal vescovo di Legge, come

di sopra è detto, ed essendoli dal nuovo duca dinegata, ne seguirono in

breve tempo gran cose, come appresso racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 135 / 289 题