_Come i Sanesi per paura ricorsono a’ Fiorentini._
Avvedutosi alquanto il comune di Siena, che l’essere strano dal comune
di Firenze gli potea tornare a pericoloso danno, e massimamente
sentendosi male forniti, e che la compagnia del Regno era già in
Abruzzi per valicare nella Marca e appresso in Toscana, elesse de’
suoi maggiori cittadini grandi e popolani, e accompagnati da molta
famiglia pomposamente alla loro maniera, a dì 16 di giugno del detto
anno vennero a Firenze. E fatti adunare i collegi e gli altri buoni
cittadini di Firenze, con parole di grande reverenza cominciarono
loro sermone, chiamando padri del loro comune il popolo e ’l comune di
Firenze, e come figliuoli al padre a loro si raccomandavano, offerendo
il loro comune apparecchiato di non partirsi dal reverente consiglio
e ubbidienza del comune di Firenze, dicendo, ch’erano apparecchiati
ad entrare nella lega e compagnia già provveduta e ordinata per lo
comune di Firenze, e di pigliare la loro taglia, e di fare quanto
il detto comune volesse comandare in questo e nell’altre cose. I
governatori della nostra città, non guardando alli sconvenevoli falli
per addietro commessi pe’ Sanesi contro al nostro Comune, li riceverono
graziosamente in compagnia e in lega, e promisono, dov’eglino volessono
essere uniti e in fede al nostro comune, d’aiutarli e difenderli come
cari e diletti fratelli amichevolemente.