_D’appelli fatti per lo conte di Lando di tradigione._
Quello che seguita non è cosa che meriti memoria, se non per dimostrare
con esempio del fatto la matta follia degli oltramontani. Il conte
di Lando era lungamente stato colla sua compagnia a nimicare con
operazioni latrocine e infedeli il Regno, e con lui i sopraddetti due
conestabili alamanni. Avvenne, che fatta la sopraddetta battaglia, il
conte di Lando appellò di tradimento i detti due conestabili, dicendo,
che contro al loro saramento s’erano partiti della compagnia. E’
conestabili dall’altre parte appellavano lui per traditore, dicendo,
che contro al suo saramento avea rotti loro i patti. L’antica pazzia
oltramontana per l’usanza del loro appello li recò in giudicio, e
commisonsi nel re Luigi; e appresentandosi l’una parte e l’altra in
giudicio nella sua corte, non senza giusto pericolo delle loro persone,
essendo prencipi di manifesti ladroni senza alcuna fede, nondimeno il
re guardò alla liberalità ch’e’ nemici ebbono confidandosi alla sua
persona, e fedelmente commise a disputare la loro questione, facendo
loro assessore il suo gran siniscalco, e d’ogni parte per lungo
piato furono i savi ad allegare. Ma in fine, o ragione o torto che si
fosse, il re, avuta la relazione dal suo consiglio, liberò il conte,
e i due conestabili condannò per traditori, e ritenneli per prigioni
alla volontà del conte. E per questo modo forse fece in parte la sua
vendetta per la capitosa follia tedesca.