CAP. XXXVIII.

_Come la cavalleria del re Luigi sconfissono i nemici, e furono vinti._

Di questo mese di maggio, essendo il conte Paladino in ribellione del

re Luigi, e avendo con seco due grandi conestabili con cinquecento

barbute, ch’egli avea tratte della compagnia contro alla volontà

del conte di Lando, come addietro abbiamo narrato, e avendone messi

quattrocento in una sua terra di Puglia che guerreggiavano il paese,

il re, avendo concordia col conte di Lando, mandò in Puglia ottocento

cavalieri per ristrignere quelli del conte nella terra, e poi

coll’aiuto de’ paesani assediativi dentro. Ma gli avvisati Tedeschi

non si vollono rinchiudere tra le mura, e partire non si sarebbono

potuti senza loro grande danno e vergogna. E però, come uomini di

grande ardire, uscirono della terra, e sentendo nel paese la gente

del re, vennono loro incontro, e misonsi in aguato, e appressatasi

la cavalleria del re, per modo che quelli dell’aguato non si poteano

coprire, si schierarono e ordinarono a battaglia, e mandarono a

richiedere i cavalieri del re di battaglia, ch’erano ivi cinquecento

cavalieri bene armati, e montati tutti in buoni cavalli; i quali

sentendo la richiesta, e avendoli in dispregio, senza fare altra

risposta, accoltisi insieme e dato il nome, s’addirizzarono contro a’

nemici, e percossongli per tale virtù, ch’al primo assalto gli ruppono

e sbarattarono; e cacciandoli per avere in preda, si cominciarono a

sciogliere della loro massa con mala provvedenza, e chi cacciarono qua

e chi là. L’uno de’ due conestabili con pochi de’ suoi si ridusse in

alcuno vantaggio di terreno e fece testa, e degli altri che fuggivano,

vedendo ferma quella bandiera, per loro scampo si riduceano ad essa,

e ingrossavano la sua forza. La gente del re vittoriosa, avendo morti

e presi de’ loro nemici, vedendo che alquanti aveano fatto testa

sotto quella bandiera, s’addirizzarono a loro con più baldanza che

buon ordine. Il conestabile avvisato di guerra, conoscendo la sciocca

venuta de’ suoi avversari, confortò i suoi di ben fare, e stretto co’

suoi pochi sì percosse tra gli assai male ordinati, e ruppegli più per

maestria di guerra che per forza ch’egli avesse; e coloro ch’erano

vincitori, per la stolta baldanzosa tratta rimasono vinti in questa

parte, e il conestabile, per lo savio accorgimento e buona condotta,

essendo prima vinto e fuggito del campo, rimase vincitore, e tanti

prese de’ suoi avversari, quanti i suoi cavalieri ne poterono menare

prigioni, tra’ quali furono certi baroni e alcuni cavalieri di Napoli e

altri Toscani, tutti ricchi prigioni; e senza arresto, quanto i cavalli

di buono andare li poterono menare si partirono, e condussonli senza

cercare più altra fortuna in sul campo a salvamento. E nondimeno della

loro compagnia ne rimasono morti assai, e più presi che quelli ch’e’

ne menarono in buona quantità, ma de’ loro poco si curarono: di quelli

ch’aveano presi eglino ebbono danari assai, e per mala condotta la

bella vittoria condussono a vergognoso fine.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 131 / 289 题