_Come la cavalleria del re Luigi sconfissono i nemici, e furono vinti._
Di questo mese di maggio, essendo il conte Paladino in ribellione del
re Luigi, e avendo con seco due grandi conestabili con cinquecento
barbute, ch’egli avea tratte della compagnia contro alla volontà
del conte di Lando, come addietro abbiamo narrato, e avendone messi
quattrocento in una sua terra di Puglia che guerreggiavano il paese,
il re, avendo concordia col conte di Lando, mandò in Puglia ottocento
cavalieri per ristrignere quelli del conte nella terra, e poi
coll’aiuto de’ paesani assediativi dentro. Ma gli avvisati Tedeschi
non si vollono rinchiudere tra le mura, e partire non si sarebbono
potuti senza loro grande danno e vergogna. E però, come uomini di
grande ardire, uscirono della terra, e sentendo nel paese la gente
del re, vennono loro incontro, e misonsi in aguato, e appressatasi
la cavalleria del re, per modo che quelli dell’aguato non si poteano
coprire, si schierarono e ordinarono a battaglia, e mandarono a
richiedere i cavalieri del re di battaglia, ch’erano ivi cinquecento
cavalieri bene armati, e montati tutti in buoni cavalli; i quali
sentendo la richiesta, e avendoli in dispregio, senza fare altra
risposta, accoltisi insieme e dato il nome, s’addirizzarono contro a’
nemici, e percossongli per tale virtù, ch’al primo assalto gli ruppono
e sbarattarono; e cacciandoli per avere in preda, si cominciarono a
sciogliere della loro massa con mala provvedenza, e chi cacciarono qua
e chi là. L’uno de’ due conestabili con pochi de’ suoi si ridusse in
alcuno vantaggio di terreno e fece testa, e degli altri che fuggivano,
vedendo ferma quella bandiera, per loro scampo si riduceano ad essa,
e ingrossavano la sua forza. La gente del re vittoriosa, avendo morti
e presi de’ loro nemici, vedendo che alquanti aveano fatto testa
sotto quella bandiera, s’addirizzarono a loro con più baldanza che
buon ordine. Il conestabile avvisato di guerra, conoscendo la sciocca
venuta de’ suoi avversari, confortò i suoi di ben fare, e stretto co’
suoi pochi sì percosse tra gli assai male ordinati, e ruppegli più per
maestria di guerra che per forza ch’egli avesse; e coloro ch’erano
vincitori, per la stolta baldanzosa tratta rimasono vinti in questa
parte, e il conestabile, per lo savio accorgimento e buona condotta,
essendo prima vinto e fuggito del campo, rimase vincitore, e tanti
prese de’ suoi avversari, quanti i suoi cavalieri ne poterono menare
prigioni, tra’ quali furono certi baroni e alcuni cavalieri di Napoli e
altri Toscani, tutti ricchi prigioni; e senza arresto, quanto i cavalli
di buono andare li poterono menare si partirono, e condussonli senza
cercare più altra fortuna in sul campo a salvamento. E nondimeno della
loro compagnia ne rimasono morti assai, e più presi che quelli ch’e’
ne menarono in buona quantità, ma de’ loro poco si curarono: di quelli
ch’aveano presi eglino ebbono danari assai, e per mala condotta la
bella vittoria condussono a vergognoso fine.