_Come gl’Inghilesi guerreggiarono, il reame di Francia._
Non essendo per li legati di santa Chiesa potuto trovare in tutto
il verno passato pace o tregua tra il re di Francia e quello
d’Inghilterra, ma piuttosto aggravato l’animo del re di Francia
e de’ suoi Franceschi per l’ingiurie ricevute dagl’Inghilesi; e
gl’Inghilesi montati in maggiore audacia e baldanza aveano tanto a
vile i Franceschi, che non pensavano potere perdere abboccandosi con
loro: e però essendo tornato il re d’Inghilterra nell’isola per lo
fatto degli Scotti, come detto è, da capo s’apparecchiarono il valente
duca di Guales, e ’l pro’ e ardito conte di Lancastro, e tra loro
divisono il paese ove doveano guerreggiare nel reame di Francia, e
catuno prese tremila cavalieri e molti arceri, e da capo cominciarono
a correre il paese. E ’l conte entrò in Brettagna facendo nel paese
aspra guerra, ardendo, e guastando e predando senza trovare contasto, e
’l duca se n’entrò in Guascogna scorrendo il paese, e valicando insino
a Nerbona, guastando e predando il Nerbonese e ’l paese d’intorno
senza trovare avversari in campo. Catuno si tenea alla guardia delle
mura e delle fortezze, per modo che niuna terra vi potè acquistare. E
in questo modo gl’Inghilesi stettono il maggio e ’l giugno del detto
anno, facendo assai danno e vergogna al re di Francia e a’ sudditi
del suo reame. Il re di Francia non avendo riparato infino a qui
all’audacia degl’Inghilesi, vedendoli tanto montare in sua vergogna
e in danno del paese, s’apparecchiò con ogni sollecitudine che potè
di tutta sua forza di cavalieri e di sergenti e d’arme, a intenzione
d’andare a trovare i nemici, e di combattere con loro, e cacciarli
del reame a suo podere. Ma i due baroni colle due osti, si tornarono
a Bordello in Guascogna colle loro prede, per ordinarsi insieme de’
nuovi assalti che intendeano fare nel reame, e per provvedersi contro
all’apparecchiamento che sentivano fare al re di Francia. Come le cose
seguirono, leggendo appresso per li loro termini si potranno trovare.