CAP. XXIV.

_Come il re di Francia prese il re di Navarra._

Avendo racconto addietro come il re Giovanni di Francia avea renduto

pace al re di Navarra, e perdonatagli la morte del conestabile e agli

altri baroni ch’erano stati con lui, e come accomandato gli avea il

Delfino suo figliuolo, seguitò, che in questo tempo, essendo loro

commesso dal re la provvisione della guardia di Guascogna, insieme

cavalcavano la provincia, provvedendo a quello ch’era di bisogno alla

difesa del paese, e ancora andavano prendendo loro diporto; ed essendo

nella città di Ruen, il re di Francia il sentì, e mossesi da Parigi

quasi sconosciuto con poca compagnia e cavalcò ad Orliens, e là tenne

a battesimo un fanciullo nato di quelli d’Artese, e parente stretto

del conestabile di Francia che fu morto, a cui il re secondo il volgo

avea portato disordinato amore: avvenne, o che la morte del suo diletto

amico per lo fanciullo parente li rivenisse nella mente, o che altra

cagione il movesse al presente fatto, niuna certezza se ne potè avere,

ma di subito armato a modo di cavaliere, con sessanta cavalieri armati

di sua famiglia cavalcò a Ruen; e giunto senza arresto alla città,

mandò un cavaliere innanzi a sè, il quale dicesse in segreto al Delfino

suo figliuolo, che di cosa ch’avvenisse non prendesse turbazione nè

paura; e seguendo il re co’ suoi cavalieri armati entrò nel palagio

ov’era il re di Navarra, e il Delfino, e il conte di Ricorti con

quattro cavalieri banderesi di Normandia, e aveano a desinare con

loro altri baroni e cavalieri del paese. Ed essendo giunto innanzi il

cavaliere, e appena compiuto di favellare al Delfino, il re di Francia

armato colla barbuta in testa e co’ suoi cavalieri fu in sulla sala, e

trovandoli alla mensa, comandò che alcuno non si movesse; e avviatosi

verso il re di Navarra, il chiamò traditore della corona, e andogli

addosso con uno stocco ignudo per ucciderlo di sue mani: ripreso e

ritenuto da’ suoi, dicendo che a re non si convenia tanto fallo, il

fece prendere e imprigionare, e detto fu che alquanto il punse dello

stocco; e fece pigliare il conte di Ricorti, e i quattro cavalieri

normandi, chiamandoli traditori, i quali si scusavano, dicendo ch’erano

diritti e leali; ma il re mosso da furiosa tempesta d’animo giurò di

non mangiare, prima che di loro avesse fatto secondo la sua intenzione

piena giustizia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 117 / 289 题