_Come il re di Francia prese il re di Navarra._
Avendo racconto addietro come il re Giovanni di Francia avea renduto
pace al re di Navarra, e perdonatagli la morte del conestabile e agli
altri baroni ch’erano stati con lui, e come accomandato gli avea il
Delfino suo figliuolo, seguitò, che in questo tempo, essendo loro
commesso dal re la provvisione della guardia di Guascogna, insieme
cavalcavano la provincia, provvedendo a quello ch’era di bisogno alla
difesa del paese, e ancora andavano prendendo loro diporto; ed essendo
nella città di Ruen, il re di Francia il sentì, e mossesi da Parigi
quasi sconosciuto con poca compagnia e cavalcò ad Orliens, e là tenne
a battesimo un fanciullo nato di quelli d’Artese, e parente stretto
del conestabile di Francia che fu morto, a cui il re secondo il volgo
avea portato disordinato amore: avvenne, o che la morte del suo diletto
amico per lo fanciullo parente li rivenisse nella mente, o che altra
cagione il movesse al presente fatto, niuna certezza se ne potè avere,
ma di subito armato a modo di cavaliere, con sessanta cavalieri armati
di sua famiglia cavalcò a Ruen; e giunto senza arresto alla città,
mandò un cavaliere innanzi a sè, il quale dicesse in segreto al Delfino
suo figliuolo, che di cosa ch’avvenisse non prendesse turbazione nè
paura; e seguendo il re co’ suoi cavalieri armati entrò nel palagio
ov’era il re di Navarra, e il Delfino, e il conte di Ricorti con
quattro cavalieri banderesi di Normandia, e aveano a desinare con
loro altri baroni e cavalieri del paese. Ed essendo giunto innanzi il
cavaliere, e appena compiuto di favellare al Delfino, il re di Francia
armato colla barbuta in testa e co’ suoi cavalieri fu in sulla sala, e
trovandoli alla mensa, comandò che alcuno non si movesse; e avviatosi
verso il re di Navarra, il chiamò traditore della corona, e andogli
addosso con uno stocco ignudo per ucciderlo di sue mani: ripreso e
ritenuto da’ suoi, dicendo che a re non si convenia tanto fallo, il
fece prendere e imprigionare, e detto fu che alquanto il punse dello
stocco; e fece pigliare il conte di Ricorti, e i quattro cavalieri
normandi, chiamandoli traditori, i quali si scusavano, dicendo ch’erano
diritti e leali; ma il re mosso da furiosa tempesta d’animo giurò di
non mangiare, prima che di loro avesse fatto secondo la sua intenzione
piena giustizia.