_Come i Visconti assediarono Pavia._
Avendo nel principio di questo sesto libro narrato il sospetto preso,
e la discordia tra’ signori di Milano e il marchese di Monferrato,
e quelli da Beccheria di Pavia, e accresciuta la mala voglia per le
rubellioni fatte in Piemonte, messer Bernabò e messer Galeazzo Visconti
volendosi vendicare sopra i loro parenti e prossimani vicini, con
grande moltitudine di cavalieri e di popolo, del mese di maggio del
detto anno, valicarono il Tesino e strinsonsi alla città di Pavia, e
vi poson l’assedio d’ogni parte, con intendimento di non levare l’oste
se prima non avessono la città al loro comandamento, e così si credette
per tutta Italia, perocchè la città è presso a Milano a venti miglia di
piano, e la potenza de’ tiranni era sopra modo grande a quella impresa.
Ma perocchè non procede dalla volontà umana la potenza divina, le cose
succedono spesso ad altro fine che gli uomini non divisano, e così
avvenne di quest’assedio, come seguendo nostro trattato dimostreremo.