CAP. XXI.

_Come il conte da Battifolle assediò Reggiuolo._

Avendo il conte Ruberto da Battifolle ricevuto ingiuria nel suo

contado di cavalcate e di prede fatte per Marco figliuolo di messer

Piero de’ Tarlati, contro a’ patti della pace fatta con gli aderenti

de’ signori di Milano, accolta sua gente e’ suoi fedeli in arme,

all’entrata del mese d’aprile anni 1356, essendo per nevi e per venti

smisurato freddo, se n’andò al castello di Reggiuolo, il quale era

allora del detto Marco, e cinselo d’assedio, e fece a’ suoi fare case

di legname per ripararsi dal freddo, e rizzò trabocchi e manganelle

che tribolavano il castello e coloro che dentro il guardavano, e

aggiungendo al continovo forza avea sì stretti gli assediati, che più

non si poteano difendere. Vedendo Marco che ’l castello non si potea

più tenere, mandò a richiedere il comune di Firenze per li patti della

pace, che non lasciassono al conte seguitare l’impresa. Il conte venne

a Firenze, e mostrò al comune come Marco era stato movitore della

guerra, e più che non avea voluto approvare nè ratificare per carta

alla pace secondo i patti. Ma nondimeno il comune di Firenze, per non

potere essere calunniato a diritto o a torto d’avere lasciato a’ suoi

aderenti rompere la pace, diliberò, che ’l conte si dovesse partire

dall’assedio. Il conte non ostante l’ingiuria ricevuta, e la spesa

fatta, e la ferma speranza d’avere il castello, per ubbidire al comune

di Firenze lasciò l’impresa, e a dì 18 d’aprile del detto anno si tornò

in Casentino.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 114 / 289 题