_Come i Pisani facevano simulata guerra._
La materia ch’ora seguita non era degna di memoria per lo fatto,
ch’assai fu lieve, ma il modo, c’ha poi generate più gravi cose, ci
scusa. I Pisani, innanzi a questo tempo di più anni, per loro maliziosa
industria, avendo buona e leale pace co’ Fiorentini, contro a’ patti
di quella aveano fatto fare il castello di Sovrana, il quale il comune
di Firenze tenea per li patti della pace, e fecionlo torre a certi
ghibellini usciti di quel paese, e il comune di Pisa sotto nome di
costoro si tenea la terra, e mantenievi soldati che tribolavano tutto
il paese e le terre d’intorno del comune di Firenze; essendo i Pisani,
oltre alla pace, in singulare compagnia e lega col nostro comune,
faceano queste coperte con grande ambizione. I Fiorentini lungamente
dissimularono mostrando di non se n’avvedere, ma moltiplicandosi il
male, e scoprendosi ogni dì più l’uno che l’altro, il nostro comune
prese di gastigarli in quella contrada con quella malizia ch’eglino
avevano insegnata. E del mese di febbraio del detto anno ordinarono
co’ Pistoiesi che si lasciarono torre Calumao, una fortezza sopra
Sovrana, a certi caporali di buoni masnadieri, i quali con aspra e
continova guerra in breve tempo uccisono tutti i caporali di Sovrana,
e presono masnade ch’e’ Pisani mandavano per guastare la Sambuca, e
feciono grande guerra nel paese. E per questo tutti i ghibellini di
Valdinievole erano mal condotti, ch’avendo pace vivevano in continua
guerra per la cominciata malizia pisanesca. Ma aggiugnendo malizia a
malizia, per vendicare loro onta sbandirono loro soldati, e mandarono
trecento barbute e gran popolo agli usciti ghibellini di Valdinievole,
i quali cavalcarono infino alla Pieve a Nievole, e arsono intorno a
quella, e feciono quel danno che poterono; e appresso si dirizzarono
a Castelvecchio, e ordinatamente il combatterono, ma nol vinsono. Il
comune di Firenze sentendo questo fece cavalcare i suoi cavalieri in
Valdinievole, e raunati i paesani, cercavano d’abboccarsi co’ nemici,
ma eglino non attesono; e non potendo tornare per la via ond’erano
andati, per altra via più aspra, ma a loro più sicura, in fretta si
ritornarono a Pisa, e furono ribanditi.