CAP. XIV.

_Come il legato bandì la croce contro al capitano di Forlì._

In questo tempo del verno, messer Gilio cardinale di Spagna legato

di santa Chiesa, avendo prosperamente racquistato a santa Chiesa il

Patrimonio, la Marca d’Ancona, e ’l ducato di Spoleto, e la maggior

parte della Romagna, restavagli a racquistare Forlì e Faenza, e le

terre vicine e de’ loro distretti, le quali tenevano occupate per

loro tirannie Francesco degli Ordilaffi capitano di Forlì, e messer

Giovanni di messer Ricciardo Manfredi; e non trovando il detto legato

concordia con loro, ordinò contro a’ detti suo processo, e seguitollo

fino alla sentenza, perocchè tornare non vollono all’ubbidienza. E

pubblicata per Italia la loro dannazione, e fattili scomunicare, avendo

dal papa lettere d’indulgenza con piena remissione de’ peccati e della

pena a chi fosse contrito e confesso, fece bandire la croce contro

Francesco Ordilaffi tiranno di Forlì, e di Forlimpopoli e di Cesena, e

contro a Giovanni e Rinieri de’ Manfredi tiranni di Faenza, condannati

per eretichi e ribelli di santa Chiesa, potendo il cavaliere e il

pedone partecipare in due anni il servigio d’un anno in arme contro

a loro. Ordinati furono i predicatori, e’ collettori delle provincie

e delle città, e incontanente l’avarizia de’ cherici cominciò a fare

l’uficio suo, e allargarono colla predicazione l’indulgenza oltre alla

commissione del papa, e cominciarono a non rifiutare danaio da ogni

maniera di gente, compensando i peccati e i voti d’ogni ragione con

danari assai o pochi come gli poteano attrarre; e per non mancare alla

loro avarizia, sommoveano nelle città e ne’ castelli e nelle ville

ogni femminella, ogni povero che non avea danari, e dare panni lini e

lani, e masserizie, grani e biada, niuna cosa rifiutavano, ingannando

la gente con allargare colle parole quello che non portava la loro

commissione; e così davano la croce, e spogliavano le ville e le

castella più che non poteano fare le città, ma nelle città le donne e

le femmine valicavano tutta l’altra gente, e per questa maniera davano

la croce: e ’l termine della guerra cominciava in calen di maggio gli

anni 1356. Della città di Firenze e del contado un frate de’ Romitani

vescovo di Narni trasse grandissimo tesoro, del quale non potendo il

cardinale avere diritto conto, lungo tempo tenne in prigione il detto

vescovo in un suo castello nella Marca, guardato alle spese del detto

vescovo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 107 / 289 题