_Come il legato bandì la croce contro al capitano di Forlì._
In questo tempo del verno, messer Gilio cardinale di Spagna legato
di santa Chiesa, avendo prosperamente racquistato a santa Chiesa il
Patrimonio, la Marca d’Ancona, e ’l ducato di Spoleto, e la maggior
parte della Romagna, restavagli a racquistare Forlì e Faenza, e le
terre vicine e de’ loro distretti, le quali tenevano occupate per
loro tirannie Francesco degli Ordilaffi capitano di Forlì, e messer
Giovanni di messer Ricciardo Manfredi; e non trovando il detto legato
concordia con loro, ordinò contro a’ detti suo processo, e seguitollo
fino alla sentenza, perocchè tornare non vollono all’ubbidienza. E
pubblicata per Italia la loro dannazione, e fattili scomunicare, avendo
dal papa lettere d’indulgenza con piena remissione de’ peccati e della
pena a chi fosse contrito e confesso, fece bandire la croce contro
Francesco Ordilaffi tiranno di Forlì, e di Forlimpopoli e di Cesena, e
contro a Giovanni e Rinieri de’ Manfredi tiranni di Faenza, condannati
per eretichi e ribelli di santa Chiesa, potendo il cavaliere e il
pedone partecipare in due anni il servigio d’un anno in arme contro
a loro. Ordinati furono i predicatori, e’ collettori delle provincie
e delle città, e incontanente l’avarizia de’ cherici cominciò a fare
l’uficio suo, e allargarono colla predicazione l’indulgenza oltre alla
commissione del papa, e cominciarono a non rifiutare danaio da ogni
maniera di gente, compensando i peccati e i voti d’ogni ragione con
danari assai o pochi come gli poteano attrarre; e per non mancare alla
loro avarizia, sommoveano nelle città e ne’ castelli e nelle ville
ogni femminella, ogni povero che non avea danari, e dare panni lini e
lani, e masserizie, grani e biada, niuna cosa rifiutavano, ingannando
la gente con allargare colle parole quello che non portava la loro
commissione; e così davano la croce, e spogliavano le ville e le
castella più che non poteano fare le città, ma nelle città le donne e
le femmine valicavano tutta l’altra gente, e per questa maniera davano
la croce: e ’l termine della guerra cominciava in calen di maggio gli
anni 1356. Della città di Firenze e del contado un frate de’ Romitani
vescovo di Narni trasse grandissimo tesoro, del quale non potendo il
cardinale avere diritto conto, lungo tempo tenne in prigione il detto
vescovo in un suo castello nella Marca, guardato alle spese del detto
vescovo.