_Come si scoperse il trattato di Bologna, e fevvisi giustizia._
In Bologna era tornato di Romagna messer Arrigo di Castruccio,
avendo fornito e messo in punto ciò che gli era stato commesso, e
ivi era venuto per intendersi con gli altri traditori. Avvenne, che,
all’entrata del mese di Febbraio del detto anno, Francesco de’ Roaldi
di Bologna, grande cittadino e molto confidente di messer Giovanni da
Oleggio, tanto ch’al continovo ricevea provvisione da lui, essendo in
questo trattato, confidandosi nel suo senno, volendosi sgravare della
sua provvisione, se n’andò a messer Giovanni, e per me’ coprire quello
che sentiva in sè, disse: Signor mio, pigliate ne’ vostri fatti buona
guardia, perocch’io sento che molti uomini, e oltre al modo usato, sono
venuti della montagna nella città in questi giorni; e a dirli questo
il movea la tenerezza ch’avea nell’animo del suo stato e onore, per
lo beneficio ch’avea ricevuto e ricevea da lui. Il tiranno il commendò
di questo fatto, e ringrazionnelo assai, e dopo questo confortò della
buona guardia. Messer Francesco entrando in altra materia disse a
messer Giovanni: Signor mio, io vi prego che vi piaccia di darmi
licenza, ch’io possa prendere altrove mio vantaggio, perocchè della
provvisione ch’io ho da voi non posso comportare la vita mia a onore.
Il tiranno si maravigliò di questo, perocchè gli avea assegnate grandi
provvisioni e altri gaggi, e ricordogli le dette cose, e ancora li
promettea al tempo maggiori, e nondimeno messer Francesco pure gli
domandava licenza. Il tiranno gli disse, che si ripensasse, e poi
tornasse a lui; e a tanto si partì messer Francesco. Messer Giovanni
mandò incontanente alle porti, e fece sapere chi a que’ giorni vi fosse
entrato oltre all’usato modo, e trovò che non v’erano entrati contadini
nè altra gente oltre al modo usato, e così se n’erano usciti. E per
questo cominciò a maravigliarsi più del movimento di messer Francesco
de’ Roaldi, e sospicciando mandò per lui; e quando l’ebbe seco, il
tiranno finse di sapere che sentisse contro a lui alcuno trattato. Il
savio cavaliere veggendosi preso dall’astuzia, pensò che senza grave
tormento non potea passare mettendosi al niego, e però di cheto gli
confessò e manifestò tutto il trattato. Il tiranno senza arresto mandò
per lo potestà, e per messer Arrigo di Castruccio ch’era in Bologna,
e per que’ caporali da Pagano, e avuti costoro disse, e a certi degli
Ubaldini ch’era no in quel servigio, ch’e’ perdonava loro per vicinanza
e per molti servigi ch’avea ricevuti da quella casa, ma comandò loro
che incontanente si dovessono partire, e così fu fatto. E abboccando
messer Giovanni i traditori insieme, fu da loro al tutto chiaro del
trattato sopraddetto: e a dì 12 di febbraio, non trovando il tiranno
chi volesse fare la condannagione nè l’esecuzione, fece podestà messer
Tassino de’ Donati rubello di Firenze; costui li condannò; e Sinibaldo
di messer Amerigo Donati di Firenze, allora in bando e al soldo del
tiranno, con dugento fanti tutti armati a corazze fece tagliare la
testa a messer Arrigo, figliuolo che fu di Castruccio signore di Lucca
e di Pisa, e a messer Bernardo e a Galeotto da Pagano, e a messer
Ramondo Ramondi da Parma podestà di Bologna, e a Francesco de’ Roaldi
di Bologna; e appresso, a dì 20 del detto mese, ne furono decapitati
diciassette tra conestabili de’ soldati e famigli de’ traditori.
E fatto questo, messer Giovanni rimase in maggior paura, e in gran
sospetto di messer Bernabò di Milano.