CAP. VII.

_Come si scoperse il trattato di Bologna, e fevvisi giustizia._

In Bologna era tornato di Romagna messer Arrigo di Castruccio,

avendo fornito e messo in punto ciò che gli era stato commesso, e

ivi era venuto per intendersi con gli altri traditori. Avvenne, che,

all’entrata del mese di Febbraio del detto anno, Francesco de’ Roaldi

di Bologna, grande cittadino e molto confidente di messer Giovanni da

Oleggio, tanto ch’al continovo ricevea provvisione da lui, essendo in

questo trattato, confidandosi nel suo senno, volendosi sgravare della

sua provvisione, se n’andò a messer Giovanni, e per me’ coprire quello

che sentiva in sè, disse: Signor mio, pigliate ne’ vostri fatti buona

guardia, perocch’io sento che molti uomini, e oltre al modo usato, sono

venuti della montagna nella città in questi giorni; e a dirli questo

il movea la tenerezza ch’avea nell’animo del suo stato e onore, per

lo beneficio ch’avea ricevuto e ricevea da lui. Il tiranno il commendò

di questo fatto, e ringrazionnelo assai, e dopo questo confortò della

buona guardia. Messer Francesco entrando in altra materia disse a

messer Giovanni: Signor mio, io vi prego che vi piaccia di darmi

licenza, ch’io possa prendere altrove mio vantaggio, perocchè della

provvisione ch’io ho da voi non posso comportare la vita mia a onore.

Il tiranno si maravigliò di questo, perocchè gli avea assegnate grandi

provvisioni e altri gaggi, e ricordogli le dette cose, e ancora li

promettea al tempo maggiori, e nondimeno messer Francesco pure gli

domandava licenza. Il tiranno gli disse, che si ripensasse, e poi

tornasse a lui; e a tanto si partì messer Francesco. Messer Giovanni

mandò incontanente alle porti, e fece sapere chi a que’ giorni vi fosse

entrato oltre all’usato modo, e trovò che non v’erano entrati contadini

nè altra gente oltre al modo usato, e così se n’erano usciti. E per

questo cominciò a maravigliarsi più del movimento di messer Francesco

de’ Roaldi, e sospicciando mandò per lui; e quando l’ebbe seco, il

tiranno finse di sapere che sentisse contro a lui alcuno trattato. Il

savio cavaliere veggendosi preso dall’astuzia, pensò che senza grave

tormento non potea passare mettendosi al niego, e però di cheto gli

confessò e manifestò tutto il trattato. Il tiranno senza arresto mandò

per lo potestà, e per messer Arrigo di Castruccio ch’era in Bologna,

e per que’ caporali da Pagano, e avuti costoro disse, e a certi degli

Ubaldini ch’era no in quel servigio, ch’e’ perdonava loro per vicinanza

e per molti servigi ch’avea ricevuti da quella casa, ma comandò loro

che incontanente si dovessono partire, e così fu fatto. E abboccando

messer Giovanni i traditori insieme, fu da loro al tutto chiaro del

trattato sopraddetto: e a dì 12 di febbraio, non trovando il tiranno

chi volesse fare la condannagione nè l’esecuzione, fece podestà messer

Tassino de’ Donati rubello di Firenze; costui li condannò; e Sinibaldo

di messer Amerigo Donati di Firenze, allora in bando e al soldo del

tiranno, con dugento fanti tutti armati a corazze fece tagliare la

testa a messer Arrigo, figliuolo che fu di Castruccio signore di Lucca

e di Pisa, e a messer Bernardo e a Galeotto da Pagano, e a messer

Ramondo Ramondi da Parma podestà di Bologna, e a Francesco de’ Roaldi

di Bologna; e appresso, a dì 20 del detto mese, ne furono decapitati

diciassette tra conestabili de’ soldati e famigli de’ traditori.

E fatto questo, messer Giovanni rimase in maggior paura, e in gran

sospetto di messer Bernabò di Milano.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 100 / 289 题