CAP. VI.

_D’un trattato fatto per racquistare Bologna._

Messer Bernabò de’ Visconti di Milano avendo la mente attenta a trovar

modo di racquistare Bologna, e di vendicarsi di messer Giovanni

da Oleggio; quanto che per l’accordo fatto si dimostrasse amico,

diede boce e dimostrò manifesto segno di volere guerreggiare in

sul Ferrarese; e mandò messer Arrigo figliuolo di Castruccio che fu

tiranno di Lucca in Romagna, a conducere al suo soldo mille barbute

della compagnia ch’allora era nel paese, il quale avea caparrati i

conestabili, e intesosi secondo il segreto a lui commesso da messer

Bernabò col capitano di Forlì, e col signore di Ravenna, e con alquanti

degli Ubaldini in cui si confidava, e ancora s’intendea col podestà di

Bologna, ch’avea nome messer Ramondo de’ Ramondi di Parma, ed erano in

questo trattato certi caporali di quelli da Pagano, e altri Bolognesi

confidenti di messer Bernabò. Il modo era, che la forza del tiranno

dovea venire da Milano sul Ferrarese secondo la palese boce, e già era

messer Bernabò venuto in persona a Parma con duemila cavalieri, e come

messer Bernabò fosse in sul Ferrarese, messer Arrigo di Castruccio

co’ cavalieri condotti di Romagna, e coll’aiuto de’ Romagnuoli e degli

Ubaldini, essendo provveduti e apparecchiati, doveano il dì nominato,

essendo messer Bernabò in sul Ferrarese, valicare sopra Bologna da

quella parte, e messer Arrigo colla sua compagnia venire dall’altra,

e allora il podestà, e que’ da Pagano con gli altri Bolognesi

confidenti doveano levare il romore nella città, e con loro quattordici

conestabili di cavalieri che tenevano a questo trattato; e costoro,

ch’erano soldati di messer Giovanni, nel romore doveano trarre a lui, e

ucciderlo se potessono, e se non, si doveano strignere dall’una parte

della città, e aprire e spezzare la porta, e mettervi dentro quella

gente di fuori che più avessono di presso. Questo trattato era segreto

per li palesi verisimili della vicina impresa della guerra di Ferrara,

alla quale il marchese prendea ogni riparo che potea; ma come fu

piacere di Dio, per lo meno male, la cosa fu rivelata per strano e non

pensato modo come appresso diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 99 / 289 题