CAP. II.

_Come nacque briga da’ Visconti e que’ di Pavia e di Monferrato._

Certa cosa è, che il marchese di Monferrato per vicinanza e per larghe

provvisioni de’ tiranni di Milano, e i signori da Beccheria di Pavia

parenti stretti e dimestichi della loro mensa, per lunghi tempi uniti

colla casa de’ Visconti signori di Milano, e nelle loro guerre stati i

principali aiutatori, e in questo tempo valicando Carlo d’Osteric re

de’ Romani in Lombardia, come già è detto, il marchese, non ostante

ch’e’ fosse soggetto all’imperio, venne a Milano per dare aiuto e

favore a’ signori con seicento cavalieri di buona gente d’arme, e

que’ da Beccheria anche vi mandarono loro sforzo. Avvenne, che un

dì essendo il marchese in Piacenza in compagnia di messer Maffiolo

Visconti, ch’allora vivea, un suo scudiere andò in cucina al cuoco

di messer Maffiolo per un tagliere di vivanda: il cuoco villanamente

gliel contradicea: lo scudiere sdegnoso diede una gotata al cuoco, e

portonne la vivanda; il cuoco di presente se n’andò a dolere a messer

Maffiolo suo signore. Il tiranno mosso a furore non considerò suo

onore, nè quello di tant’uomo quant’era il marchese, e senza dirli

alcuna cosa, avendolo in sua compagnia, fece prendere lo scudiere,

e in quell’istante tagliarli la mano; della qual cosa il marchese

fu molto turbato, ma ritenne con virtù nel petto il grave sdegno.

Questo li rinnovò nella mente certo oltraggio che la famiglia di

messer Galeazzo Visconti per maggioranza avea fatto alla sua gente

che vicinavano con sue terre, la quale cosa con senno avea trapassata

insino allora. E ancora di nuovo sentiva, come al continovo per nuovi

dispetti la gente di messer Galeazzo oltraggiava i detti sudditi che

vicinavano con loro, e il signore il sentiva, e vedea l’onore che ’l

marchese facea alla loro signoria, e per arrogante maggioranza mostrava

d’esserne contento; onde turbato il marchese, cambiò l’animo, ed

essendo con quelli da Beccheria una cosa, s’intesono insieme, essendo

l’imperadore futuro a Mantova, e ancora, con lui s’intesono in segreto.

E trattando l’imperadore co’ signori di Milano di volere prendere la

corona a Moncia, sentirono i Visconti, che se non s’accordavano con

lui, che quelli da Beccheria erano acconci di riceverlo in Pavia;

onde i signori concepettono contro a loro; per la qual cosa poterono

comprendere, che partito l’imperadore, a loro converrebbe mutare

stato. E tornando l’imperadore coronato da Moncia in Milano, i signori

feciono molti cavalieri, e in questo stante il marchese cavalcò subito

a Pavia, e menò seco due di quelli da Beccheria e feceli fare cavalieri

all’imperadore, e questo accrebbe l’izza e la malavoglia a’ tiranni.

Poi partito l’imperadore il marchese se n’andò via, e quelli da

Beccheria rimasono in gran sospetto de’ signori di Milano, e stavanne

in più guardia che non soleano. E dalle sopraddette cose seguitarono

le ribellioni e le nuove guerre che appresso seguirono a’ signori di

Milano, come seguendo nostro trattato per li tempi racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 95 / 289 题