_Come nacque briga da’ Visconti e que’ di Pavia e di Monferrato._
Certa cosa è, che il marchese di Monferrato per vicinanza e per larghe
provvisioni de’ tiranni di Milano, e i signori da Beccheria di Pavia
parenti stretti e dimestichi della loro mensa, per lunghi tempi uniti
colla casa de’ Visconti signori di Milano, e nelle loro guerre stati i
principali aiutatori, e in questo tempo valicando Carlo d’Osteric re
de’ Romani in Lombardia, come già è detto, il marchese, non ostante
ch’e’ fosse soggetto all’imperio, venne a Milano per dare aiuto e
favore a’ signori con seicento cavalieri di buona gente d’arme, e
que’ da Beccheria anche vi mandarono loro sforzo. Avvenne, che un
dì essendo il marchese in Piacenza in compagnia di messer Maffiolo
Visconti, ch’allora vivea, un suo scudiere andò in cucina al cuoco
di messer Maffiolo per un tagliere di vivanda: il cuoco villanamente
gliel contradicea: lo scudiere sdegnoso diede una gotata al cuoco, e
portonne la vivanda; il cuoco di presente se n’andò a dolere a messer
Maffiolo suo signore. Il tiranno mosso a furore non considerò suo
onore, nè quello di tant’uomo quant’era il marchese, e senza dirli
alcuna cosa, avendolo in sua compagnia, fece prendere lo scudiere,
e in quell’istante tagliarli la mano; della qual cosa il marchese
fu molto turbato, ma ritenne con virtù nel petto il grave sdegno.
Questo li rinnovò nella mente certo oltraggio che la famiglia di
messer Galeazzo Visconti per maggioranza avea fatto alla sua gente
che vicinavano con sue terre, la quale cosa con senno avea trapassata
insino allora. E ancora di nuovo sentiva, come al continovo per nuovi
dispetti la gente di messer Galeazzo oltraggiava i detti sudditi che
vicinavano con loro, e il signore il sentiva, e vedea l’onore che ’l
marchese facea alla loro signoria, e per arrogante maggioranza mostrava
d’esserne contento; onde turbato il marchese, cambiò l’animo, ed
essendo con quelli da Beccheria una cosa, s’intesono insieme, essendo
l’imperadore futuro a Mantova, e ancora, con lui s’intesono in segreto.
E trattando l’imperadore co’ signori di Milano di volere prendere la
corona a Moncia, sentirono i Visconti, che se non s’accordavano con
lui, che quelli da Beccheria erano acconci di riceverlo in Pavia;
onde i signori concepettono contro a loro; per la qual cosa poterono
comprendere, che partito l’imperadore, a loro converrebbe mutare
stato. E tornando l’imperadore coronato da Moncia in Milano, i signori
feciono molti cavalieri, e in questo stante il marchese cavalcò subito
a Pavia, e menò seco due di quelli da Beccheria e feceli fare cavalieri
all’imperadore, e questo accrebbe l’izza e la malavoglia a’ tiranni.
Poi partito l’imperadore il marchese se n’andò via, e quelli da
Beccheria rimasono in gran sospetto de’ signori di Milano, e stavanne
in più guardia che non soleano. E dalle sopraddette cose seguitarono
le ribellioni e le nuove guerre che appresso seguirono a’ signori di
Milano, come seguendo nostro trattato per li tempi racconteremo.