_Della materia degl’Inghilesi medesima._
Il valente prenze di Guales colla sua compagnia di tremila cavalieri
e quattromila arcieri mosso da Calese, a gran giornate si mise in
Tolosana, e trovando i paesi sprovveduti del suo subito avvenimento,
fece in Tolosana molte grandi prede, e con fuoco guastò molto paese;
e senza arrestarsi in Tolosana cavalcò a Carcasciona, e vinse e prese
l’antica città di Carcasciona, fuori che la rocca della villa, ch’era
un forte castello; e recato in preda ciò che potè fare portare, arse
la maggior parte della villa, e cavalcò più innanzi in Bideurese, e
arse e fece preda grande senza contasto, e della sua gente corse insino
presso a Mompelieri a poche leghe, e dimostrava di voler venire insino
a sant’Andrea dirimpetto a Avignone, il Rodano in mezzo, e forte se
ne temette nella corte di Roma; ma il papa gli mandò a dire che non
venisse più innanzi, e incontanente per ubbidire al santo padre si
tornò addietro, essendo stato nuovo flagello di quel paese, che memoria
non v’avea per i viventi a quel tempo ch’altra guerra gli avesse
molestati. Il conestabile di Francia, ch’era allora messer Giacche
figliuolo del duca di Borbona, giovane cavaliere e di gran cuore,
avendo accolta assai gente d’arme, in compagnia del conte d’Armignacca,
e del conte di Foci e di più altri baroni del paese, sentendo tornare
per quel paese il duca di Guales con tutta la preda, ch’era più di
mille carrette cariche dell’avere de’ paesani, e più di cinquemila
prigioni, si volle abboccare con gl’Inghilesi per combattere con loro
per riscuotere la preda. Il conte d’Armignacca e gli altri baroni
non vollono e non acconsentirono al conestabile, parendo loro avere
disavvantaggio per la buona compagnia de’ franchi guerrieri ch’erano
con il duca di Guales. Il giovane e franco barone ne prese sdegno, e
cavalcò a Parigi e rifiutò l’uficio, e allora fu fatto conestabile
il duca d’Atene conte di Brenna. Il valente duca di Guales intese
a conducere la sua preda, ch’era oltre a modo grande, e sentendo i
nemici appresso, come fu alla selva di Crugnì per maestria di guerra vi
nascose una parte di sua gente in aguato, e i Franceschi vi mandarono
ad imboscare, non sapendo degl’Inghilesi che v’erano, messer Astorgio
di Duraforte con mille cavalieri, i quali entrando nella selva furono
di subito assaliti dagl’Inghilesi che prima v’erano riposti, che
poco sostennono, che furono sconfitti e sbarattati con loro danno,
e d’allora innanzi non trovarono gl’Inghilesi contasto, e ricchi di
preda, sani e salvi si tornarono a Bordello in Guascogna, del mese di
novembre del detto anno.