CAP. LXXXVI.

_Della materia degl’Inghilesi medesima._

Il valente prenze di Guales colla sua compagnia di tremila cavalieri

e quattromila arcieri mosso da Calese, a gran giornate si mise in

Tolosana, e trovando i paesi sprovveduti del suo subito avvenimento,

fece in Tolosana molte grandi prede, e con fuoco guastò molto paese;

e senza arrestarsi in Tolosana cavalcò a Carcasciona, e vinse e prese

l’antica città di Carcasciona, fuori che la rocca della villa, ch’era

un forte castello; e recato in preda ciò che potè fare portare, arse

la maggior parte della villa, e cavalcò più innanzi in Bideurese, e

arse e fece preda grande senza contasto, e della sua gente corse insino

presso a Mompelieri a poche leghe, e dimostrava di voler venire insino

a sant’Andrea dirimpetto a Avignone, il Rodano in mezzo, e forte se

ne temette nella corte di Roma; ma il papa gli mandò a dire che non

venisse più innanzi, e incontanente per ubbidire al santo padre si

tornò addietro, essendo stato nuovo flagello di quel paese, che memoria

non v’avea per i viventi a quel tempo ch’altra guerra gli avesse

molestati. Il conestabile di Francia, ch’era allora messer Giacche

figliuolo del duca di Borbona, giovane cavaliere e di gran cuore,

avendo accolta assai gente d’arme, in compagnia del conte d’Armignacca,

e del conte di Foci e di più altri baroni del paese, sentendo tornare

per quel paese il duca di Guales con tutta la preda, ch’era più di

mille carrette cariche dell’avere de’ paesani, e più di cinquemila

prigioni, si volle abboccare con gl’Inghilesi per combattere con loro

per riscuotere la preda. Il conte d’Armignacca e gli altri baroni

non vollono e non acconsentirono al conestabile, parendo loro avere

disavvantaggio per la buona compagnia de’ franchi guerrieri ch’erano

con il duca di Guales. Il giovane e franco barone ne prese sdegno, e

cavalcò a Parigi e rifiutò l’uficio, e allora fu fatto conestabile

il duca d’Atene conte di Brenna. Il valente duca di Guales intese

a conducere la sua preda, ch’era oltre a modo grande, e sentendo i

nemici appresso, come fu alla selva di Crugnì per maestria di guerra vi

nascose una parte di sua gente in aguato, e i Franceschi vi mandarono

ad imboscare, non sapendo degl’Inghilesi che v’erano, messer Astorgio

di Duraforte con mille cavalieri, i quali entrando nella selva furono

di subito assaliti dagl’Inghilesi che prima v’erano riposti, che

poco sostennono, che furono sconfitti e sbarattati con loro danno,

e d’allora innanzi non trovarono gl’Inghilesi contasto, e ricchi di

preda, sani e salvi si tornarono a Bordello in Guascogna, del mese di

novembre del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 90 / 289 题