CAP. LXXVII.

_Come il conte da Doadola fu sconfitto e morto dal capitano di Forlì._

Avendo il legato rivolto tutto suo intendimento di volere abbattere

la tirannia di Francesco degli Ordelaffi capitano di Forlì, e

guerreggiando la città di Cesena, il conte Carlo da Doadola con due

figliuoli del conticino da Ghiaggiuolo de’ Malatesti si mise in preda

con cento cavalieri e con assai masnadieri, e corsono insino presso

alle mura di Cesena; e avendo raccolta una buona preda d’uomini e di

bestiame, si raccoglievano per tornare al campo. Avendo questo sentito

madonna Cia moglie del capitano, a cui egli avea accomandata la guardia

di quella città, non come femmina, ma come virtudioso cavaliere montò a

cavallo coll’arme indosso gridando, e smovendo i cavalieri soldati che

v’erano che la dovessono seguire contro a’ nemici ch’erano di fuori. I

cavalieri inanimati, vedendo tanto ardire in una femmina, di presente

la seguitarono, e abboccatosi co’ nemici per forza li sconfissono, e

fuvvi fedito il conte Carlo per modo che poco appresso morì, e presi

i due figliuoli del conticino da Ghiaggiuolo, e la maggior parte de’

cavalieri e assai masnadieri furono prigioni; e riscossa la preda, con

grande onore si tornarono in Cesena del mese d’agosto predetto.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 81 / 289 题