_Come il conte da Doadola fu sconfitto e morto dal capitano di Forlì._
Avendo il legato rivolto tutto suo intendimento di volere abbattere
la tirannia di Francesco degli Ordelaffi capitano di Forlì, e
guerreggiando la città di Cesena, il conte Carlo da Doadola con due
figliuoli del conticino da Ghiaggiuolo de’ Malatesti si mise in preda
con cento cavalieri e con assai masnadieri, e corsono insino presso
alle mura di Cesena; e avendo raccolta una buona preda d’uomini e di
bestiame, si raccoglievano per tornare al campo. Avendo questo sentito
madonna Cia moglie del capitano, a cui egli avea accomandata la guardia
di quella città, non come femmina, ma come virtudioso cavaliere montò a
cavallo coll’arme indosso gridando, e smovendo i cavalieri soldati che
v’erano che la dovessono seguire contro a’ nemici ch’erano di fuori. I
cavalieri inanimati, vedendo tanto ardire in una femmina, di presente
la seguitarono, e abboccatosi co’ nemici per forza li sconfissono, e
fuvvi fedito il conte Carlo per modo che poco appresso morì, e presi
i due figliuoli del conticino da Ghiaggiuolo, e la maggior parte de’
cavalieri e assai masnadieri furono prigioni; e riscossa la preda, con
grande onore si tornarono in Cesena del mese d’agosto predetto.