CAP. LXXIV.

_Come in Firenze s’ordinò la tavola delle possessioni._

Di questo mese d’agosto, alquanti cittadini di Firenze, parendo loro

che dovesse essere util cosa al comune per levare la briga a’ creditori

di ritrovare i beni del debitore, misono innanzi a’ signori che si

facesse una tavola, nella quale si scrivessono tutti i beni immobili

della città e del contado per popolo e per confini, e diedono il modo

a catuno quartiere della città e del contado per se; e’ signori misono

la petizione, e vinsesi, parendo a tutti che dovesse essere utile

cosa. Agli uomini antichi, e savi e pratichi parea la cosa impossibile

a potere avere perfezione, ma non fu loro creduto, se non quando per

pratica si conobbe. Furono comandate le recate a ogni possessore sotto

grave pena, e nondimeno ch’e’ reggitori de’ popoli anche le dovessono

recare, catuno si provvidde di recare e di fare recare i beni in cui

volle, e confinavali secondo che trovava l’usata vicinanza, e quando

tali nelle loro recate mutavano i primi possessori, e così d’ogni parte

discordavano i confini, e oltre a questa inconvenienza ve n’accorrevano

molte altre maggiori. Per la qual cosa dopo la lunga scrittura, e la

grande spesa cresciuta parecchi anni, in confusione senza frutto rimase

abbandonata, e la sperienza ammaestrò il nostro comune alle sue spese.

Avenne fatta memoria per esempio di coloro che verranno appresso,

acciocch’e’ notino quello ch’è detto provato per opera; e ancora, che

molti recavano una medesima cosa per mostrare che possedessero i beni:

ma quello ch’è più forte, si è la mutazione de’ beni, che più occorre

nella nostra città che altrove, perchè più abbonda di mercatanzie e di

mestieri e d’arti, c’hanno a fare la mutazione de’ beni immobili.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 78 / 289 题