_Come gli usciti di Lucca s’accolsono senza far nulla._
Ritornando nostra materia al fatto degli usciti di Lucca, que’
caporali ch’erano a soldo del comune di Firenze, con le loro bandiere
appresentandosi al tempo ordinato tra loro, cominciò la cosa a
pubblicarsi in Firenze. Quando il comune sentì questo, incontanente
tutti gli cassò dal suo soldo, e comandò loro sotto pena della vita,
che niuna ragunata di gente facessono nel contado o distretto di
Firenze, e contradisse a tutti i cittadini e contadini sotto pena
dell’avere e della persona, che niuno aiuto o favore si desse loro,
perocchè non volea il nostro comune rompere per niuna cagione la pace
ch’avea co’ Pisani. Nondimeno i Lucchesi guelfi ch’erano in Toscana,
con loro sforzo s’accolsono in certo luogo in sù quello di Lucca, e
ivi si trovarono con dugento cavalieri e con molti masnadieri che gli
seguitavano per speranza di guadagnare. I conducitori furono Obizzi
e Salamoncelli, e attendeano che dall’altra parte, com’era ordinato,
venissono i figliuoli di Castruccio con gli usciti ghibellini, e col
popolo di Lunigiana e Garfagnana. I Pisani sentendo che gli usciti di
Lucca si cominciavano a ragunare, cacciarono di Lucca tutti i cittadini
ch’aveano alcuna apparenza, e mandaronvi per comune i due quartieri di
Pisa alla guardia, e con grande studio si fornirono di gente d’arme
alla difesa. I figliuoli di Castruccio non attennono la promessa al
termine, per la qual cosa gli usciti guelfi soprastati al termine
più di due dì, e non avendo novelle che venissono, si cominciarono a
sfilare, e senza ordine tornare catuno a casa con poco onore. Abbianne
fatto memoria non per lo fatto, che nol meritava, ma perchè in quel
tempo che questo fu, erano quarantadue anni ch’e’ Lucchesi guelfi erano
stati fuori della loro città, e mai non aveano fatta altrettanta vista
per cercare di volere tornare in Lucca, come a questa volta.