CAP. LXIV.

_Come gli usciti di Lucca s’accolsono senza far nulla._

Ritornando nostra materia al fatto degli usciti di Lucca, que’

caporali ch’erano a soldo del comune di Firenze, con le loro bandiere

appresentandosi al tempo ordinato tra loro, cominciò la cosa a

pubblicarsi in Firenze. Quando il comune sentì questo, incontanente

tutti gli cassò dal suo soldo, e comandò loro sotto pena della vita,

che niuna ragunata di gente facessono nel contado o distretto di

Firenze, e contradisse a tutti i cittadini e contadini sotto pena

dell’avere e della persona, che niuno aiuto o favore si desse loro,

perocchè non volea il nostro comune rompere per niuna cagione la pace

ch’avea co’ Pisani. Nondimeno i Lucchesi guelfi ch’erano in Toscana,

con loro sforzo s’accolsono in certo luogo in sù quello di Lucca, e

ivi si trovarono con dugento cavalieri e con molti masnadieri che gli

seguitavano per speranza di guadagnare. I conducitori furono Obizzi

e Salamoncelli, e attendeano che dall’altra parte, com’era ordinato,

venissono i figliuoli di Castruccio con gli usciti ghibellini, e col

popolo di Lunigiana e Garfagnana. I Pisani sentendo che gli usciti di

Lucca si cominciavano a ragunare, cacciarono di Lucca tutti i cittadini

ch’aveano alcuna apparenza, e mandaronvi per comune i due quartieri di

Pisa alla guardia, e con grande studio si fornirono di gente d’arme

alla difesa. I figliuoli di Castruccio non attennono la promessa al

termine, per la qual cosa gli usciti guelfi soprastati al termine

più di due dì, e non avendo novelle che venissono, si cominciarono a

sfilare, e senza ordine tornare catuno a casa con poco onore. Abbianne

fatto memoria non per lo fatto, che nol meritava, ma perchè in quel

tempo che questo fu, erano quarantadue anni ch’e’ Lucchesi guelfi erano

stati fuori della loro città, e mai non aveano fatta altrettanta vista

per cercare di volere tornare in Lucca, come a questa volta.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 68 / 289 题